We Want Sex - la recensione della commedia con Sally Hawkins

29 novembre 2010
3 di 5

Versione romanzata di fatti realmente accaduti nell’Inghilterra di fine anni Sessanta, We Want Sex (furbescamente malizioso titolo italiano che soppianta il ben più operaio Made in Dagenham dell’originale) racconta della protesta di un gruppo di operaie dello stabilimento Ford della cittadina di Dagenham (appunto).

We Want Sex - la recensione della commedia con Sally Hawkins

We Want Sex - la recensione

Versione romanzata di fatti realmente accaduti nell’Inghilterra di fine anni Sessanta, We Want Sex (furbescamente malizioso titolo italiano che soppianta il ben più operaio Made in Dagenham dell’originale) racconta della protesta di un gruppo di operaie dello stabilimento Ford della cittadina di Dagenham (appunto). Protesta che nacque da rivendicazioni tutte interne alla fabbrica per trasformarsi in una grande e travolgente battaglia - infine vinta - per assicurare a tutte le donne parità di salario con i loro colleghi uomini.

Chiaramente a suo agio con le storie al femminile, come dimostrato con titoli come Calendar Girls e L’erba di Grace, il regista britannico Nigel Cole torna in patria dopo la parentesi americana di Sballati d’amore e scegli la strada della commedia e della leggerezza - pur senza svicolare davanti alle necessità del dramma o della serietà - per raccontare una vicenda comunque carica d'impegno e di legami con l'attualità.
Perché pur fortemente contestualizzato da un punto di vista temporale, We Want Sex non è un film chiuso nella ricostruzione di una vicenda passata: al contrario, attraverso una vasta serie di sfumature, riesce a rendersi efficacemente contemporaneo. E questo non solo perché le discriminazioni subite dalle donne sul mondo del lavoro (e non) continuano ad essere all’ordine del giorno, così come lo scollamento tra il mondo sindacale ed i soggetti che lo stesso dovrebbe rappresentare e tutelare, le ingerenze dell'economia nella politica. Ma anche perché Cole non dimentica d'inserire nel suo film, attraverso le peripezie della leader per caso Rita O’Grady, ben più di un accenno alle difficoltà femminili di trovare realizzazione tramite un'identità professionale e di equilibrarla con quella familiare. Tutti meriti per un regista che ama e sa raccontare e dipingere le donne, senza dimenticare gli uomini, e per un film che fa del garbo la sua parola d'ordine.

Un garbo brioso e dinamico, che ben ricalca i tempi e le figure che racconta; forse fin troppo. Perché We Want Sex appare a tratti penalizzato da una forma e una narrazione che, affidandosi alla forza del soggetto e delle interpretazioni, manca il bersaglio di una personalità forte e definita, non riesce a scartare e sorprendere. Come accade a Rita e alle sue maturazioni, anche le svolte e le evoluzioni narrative del film appaiono essere sbrigative epifanie, rallentare solo da un indugiare in alcuni rivoli e ripetizioni che allungano un po' troppo un brodo che poteva essere più saporito.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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