We are the Best! - recensione del film di Lukas Moodysson

04 giugno 2014
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Se il mainstream è violento, il punk abbraccia la tenerezza.

We are the Best! - recensione del film di Lukas Moodysson

C'è un cinema di e per ragazzi (ma non solo), la cui importanza, in Scandinavia, è ben nota (meno, purtroppo, dalle nostre parti).
E c'è un cinema di coming of age, trasversale alle più diverse realtà geografiche e culturali, che il regista Lukas Moodysson ha già esplorato con il suo celebrato esordio, Fucking Åmal, e – con toni differenti – anche con Lilja 4-ever.
We are the Best!, che il regista ha basato su una graphic novel scritta da sua moglie, sembra voler mescolare e unire indissolubilmente queste due categorie: anzi, sembra volerne annullare le differenze di prospettiva e di sostanza.

La storia di Bobo, Klara e Hedvig, tre ragazzine tra i 12 e i 13 anni unite dalla loro marginalità e dalla voglia di mettere su dal nulla una punk band attraverso la quale sputare fuori e in faccia al mondo tutta la loro voglia di non conformità, è raccontata infatti da Moodysson con uno sguardo rigorosamente dal basso, che non si preoccupa minimamente di abbracciare quegli eccessi un po' ingenui e zuccherosi, o quelle spigolosità aprioristiche tipiche del passaggio dall'infanzia e l'adolescenza. Ma la prospettiva ad altezza personaggio non gli impedisce di cogliere (e far cogliere loro) i punti critici e gli snodi di una fase di passaggio importante e formativa: i primi legami, le prime ribellioni, la prima sbronza, il primo amore e la prima gelosia.

Un film come We are the Best!, semplice e pulito, spontaneo e privo di ogni sovrastruttura, diretto e lineare, sembra star lì a significare l'importanza e la bellezza di una narrazione che non abbia paura di parlare al pubblico più giovane usando il suo stesso linguaggio, e non quello che si suppone (con supponenza) vogliano o debbano parlare, e la stessa mancanza di filtri.
Non censurando né gli aspetti più infantili , nel timore di alienarsi il consenso giudicante dei grandi, né nascondendo sotto il tappeto della facile ipocrisia moralista gli aspetti più spigolosi che la cultura del Moige vuole spazzare via dalle vite (vere come cinematografiche) dei minori.

Di crescita e d'amicizia parla allora il film di Moodysson, di una fase della vita dove l'amore impatta come un autobus ma che riparte via alla stessa velocità con la quale era giunti, dove ogni cosa è ancora nuova e sorprendente, eppure è fondamentale convincersi e convincere di esser navigate.
La musica, il punk, in tutto questo è puro pretesto: non c'è nulla di punk, in We are the Best!, che fin dalle tinte pastello e dalle scelte fotografiche, per poi arrivare alla costruzione dei suoi personaggi, abbraccia la tenerezza come fosse un peluche al quale non si può rinunciare.
Oppure, forse, di punk c'è tutto: perché non necessariamente la ribellione e la rivoluzione devono passare per la ruvidità e la violenza, soprattutto quando sono diventate mainstream. E allora punk oggi è la scelta di un sentimento sincero, mai urlato ma raccontato con la timidezza e il sorriso solare delle ragazzine di Moodysson.

 



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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