Warm Bodies Recensione

Titolo originale: Warm Bodies

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Warm Bodies - la recensione del film di Jonathan Levine

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Warm Bodies - la recensione del film di Jonathan Levine

Le prime notizie su Warm Bodies, confessiamo, ci avevano un po' preoccupato. A chi è cresciuto coi morti viventi di Romero & C.,  sembrava quasi sacrilega l'ipotesi di una rilettura del genere per il pubblico giovanile. Inoltre, la premessa era a dir poco bizzarra: una ragazza viva che si innamora di uno zombi e lo riporta in vita? E invece Warm Bodies, che ripropone in chiave inedita ed esplicita l'eterno mito di R(omeo) e Julie(t), sorprende proprio per la sua capacità di mettere in scena con intelligenza, eleganza e senso dell'umorismo, quello che è un vero e proprio paradosso horror. Grazie non solo alla qualità della scrittura di Isaac Marion (bello il romanzo, edito in Italia da Fazi) ma anche alla messa in scena di Jonathan Levine, un regista che, abituato a trattare temi non facili, riesce quasi sempre a trovare il giusto equilibrio tra i vari elementi della storia.

La popolarità attuale del personaggio zombi, declinato da media diversi, è sotto gli occhi di tutti: dalla strepitosa, crudele serie tv The Walking Dead ai libri di Max Brooks  - col film tratto da "World War Z" in rapido avvicinamento -, alle versioni europee dei romanzi di Manel Loureiro e del prossimo film di Edgar Wright, è tutto un pullulare di carne in putrefazione. Il difficile, con tanta storia alle spalle, è trovare un approccio mai visto. Warm Bodies ci riesce, e dopo i primi istanti di perplessità fila tutto liscio (o quasi).

Nel Giorno degli zombi di Romero, lo scienziato usava come cavia uno zombi, Bub, che conservava tracce della sua umanità. Qua R non ricorda chi è, ma ha una vita interiore ricca e attiva, è diverso dalla massa, vuole essere migliore, e il suo incontro con una ragazza umana innesca un magico meccanismo di guarigione che trascende la loro individualità. Amor vincit omnia, il più romantico dei messaggi, è proclamato senza pudori da un film che non si prende mai troppo sul serio, diretto senza paternalismi a un pubblico che non guarda mai dall'alto in basso, e per questo godibile anche dagli over teen. Anche se i riferimenti maggiori sono quelli al cinema di Romero, Levine strizza l'occhio ai fan dell'horror più gore mostrando la copertina del blu-ray di Zombi 2 di Lucio Fulci (che per gli americani, ovviamente, è Zombie) e abbandona il Frank Sinatra ascoltato da R e Julie nel libro, in favore di una colonna sonora variegata, che spazia da Bruce Springsteen a Jimmy Cliff, dai Guns N' Roses a Bob Dylan e Bon Iver. Quanto agli attori, è perfetta l'alchimia tra Nicholas Hoult e Teresa Palmer, bravo e divertente Rob Corddry e un po' di maniera John Malkovich nell'interpretazione di un cattivo che, diversamente dal libro, si redime in extremis.

Nonostante qualche caduta di tono, Warm Bodies è un film riuscito, che insegna a tutti i morti viventi – che siamo noi, come diceva papà Romero - che la Cura per l'atmosfera mortifera che ci circonda potrebbe essere proprio l'amore, inteso anche come capacità di guardare oltre l'apparenza e cercare un terreno comune, senza per questo rinunciare alla nostra individualità. Con buona pace di tutti gli Ossuti che sbraitano dai nostri schermi televisivi e che sono, anche se non lo sanno, irrimediabilmente morti.

Warm Bodies
il nuovo trailer italiano in HD
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Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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