Viva l'Italia - la recensione della nuova commedia di Massimiliano Bruno

25 ottobre 2012
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Il regista romano somministra una prima medicina al Paese, quella della verità. Non aspettiamoci il miracolo, ma aiuta.

Viva l'Italia - la recensione della nuova commedia di Massimiliano Bruno

Anche un altro film si chiama Viva l’Italia!, è del 1961 e parla della spedizione dei Mille; in questo però, senza Garibaldi e uomini a cavallo, soprattutto senza punto esclamativo finale, Massimiliano Bruno vorrebbe comunque raccontare una svolta del paese. Quella in cui dopo una brutta botta si torna a dire la verità.
Il suo modo è colorito, a volte greve, sincero e massiccio. Non è critico ma comico, ha la forza di un’invettiva che aspira (solo) a denuncia, e la prontezza della commedia.

Per il secondo film, che lui voleva fosse il primo, il regista e pluri-sceneggiatore romano cede alla rappresentazione attuale e indigesta di una politica di intrallazzi, parole vuote e soubrette nude. Ma è solo il prologo, perché l’onorevole di turno, con la faccia furba di Michele Placido, ha un malore improvviso e il danno gli fa perdere i freni. Senza più alcuna cautela, parole e azioni diventano fonte di enormi imbarazzi, e insperato buon senso. Tutti, specialmente i figli raccomandati (Ambra Angiolini, Raul Bova e Alessandro Gassman) ne conosceranno le esilaranti ripercussioni, volgendole al meglio solo in seguito.

Partendo da quell’Italia piccola che delude e sghignazza Bruno prova la carta della rivalsa. Nella maturazione dal suo esordio tuttavia perde in parte la sua carica sensibile, facendo ridere con più freddezza, meno stupore e più eccessi. E’ forse perché il suo coro di amici, tutti molto brillanti e ben indirizzati (da Placido ad Ambra con la zeppola), parla di figure troppo note (politici inutili, manager improvvisati e attrici per capriccio), luoghi (comuni) diffusi e una volgarità reale che non sotterriamo, ma si esaurisce in chiacchiera. Bruno lo sa, si incazza per questo paese, provando così a trascinare il suo “corale” in sociale. L’eccesso di onestà di un uomo diventa una scheggia, apre gli occhi ai figli che, dopo essere stati a lungo canzonati, iniziano a riparare le proprie vite.
Tanta genuina foga nel mostrare le nostre macerie innalza indubbiamente gli obiettivi di questa commedia che comunica ma non si amalgama, si complica lodevolmente di immagini serie (scontri di piazza e ammissioni di responsabilità) allentando il ritmo.

La risata di cuore, spontanea, anche semplificata, della periferia di Nessuno mi può giudicare cede il passo al malcontento generale, sempre più radicato e minaccioso nella sua prevedibilità. Ad un sarcasmo, ugualmente sentito, e meno sorprendente. Tanta amarezza ve la mostro tutta, sembra dire il regista, adesso sbilanciamoci in una direzione. Viva l’Italia non è indulgente, né scaccia crisi, abbozza, sorride ma tira anche un primo cazzotto. Racconta senza inganni una faccia che conosciamo. Ora spazio all’immaginazione, l’Italia è ancora viva, no?



Viva l'Italia
Il trailer del film di Massimiliano Bruno


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