Victoria - la recensione del film girato interamente in piano sequenza

30 marzo 2017
4.5 di 5
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In sala dal 23 marzo Victoria, film tedesco del 2015 girato senza tagli in un'unica appassionante ripresa nella notte berlinese.

Victoria - la recensione del film girato interamente in piano sequenza

Tra le molte, interessanti uscite europee di questo periodo, che purtroppo faticano a trovare spazio in un mercato dominato dai grandi blockbuster hollywoodiani ma che vale assolutamente la pena di andare a cercare, è ancora in sala, dove l'ha portato la benemerita Movies Inspired torinese (Il cittadino illustre e Virgin Mountain tra i loro titoli), un film che è un piccolo prodigio tecnico e narrativo. Si tratta di Victoria dell'attore e regista tedesco Sebastian Schipper, che nel 2015 ha fatto vincere al suo eccezionale operatore, Sturla Brandth Grøvlen, un Orso d'argento per il suo eccezionale contributo artistico. Premiatissimo in Germania (protagonisti inclusi) e scelto per concorrere agli Oscar come miglior film straniero, non venne ammesso perché gli attori, una spagnola e quattro tedeschi, parlano per lo più in inglese. Un vero peccato perché avrebbe meritato una vetrina assai più ampia e prestigiosa della piccola fama di cult che si è già conquistata. Più che per altri film, in questo caso è essenziale vederlo al cinema per poterne apprezzare al meglio l'ottima resa visiva e sonora.

Non è certo il primo caso di film girato interamente in piano sequenza, senza interruzioni e tagli al montaggio, ma mentre un tempo l'operatore era costretto a cambiare la pellicola nello chassis della macchina da presa ogni 10 minuti, il che obbligava comunque a delle piccole giunte (il celebre Nodo alla gola di Alfred Hitchock fu girato in 8 piani sequenza), oggi l'avvento delle telecamere digitali ha reso possibile la realizzazione di lunghissime riprese o di un unico film. Tra i maestri riconosciuti del genere, o i registi che si sono comunque cimentati in virtuosistici esempi della tecnica in questione, entrati nella storia del cinema, possiamo citare anche Paul Thomas Anderson, Michelangelo Antonioni, Ettore Scola, Martin Scorsese, Paul Thomas Anderson e Brian De Palma. In tempi più recenti, con un unico piano sequenza Alexander Sokurov ha realizzato il suo Arca russa, ma in un unico ambiente.

Victoria è sicuramente il primo film girato di notte, in due ore e passa ininterrotte, in una varietà di location impressionante e con gli attori sempre in movimento: partono da una discoteca sotterranea e attraversano Berlino, salgono su un tetto, percorrono le strade in bici e in auto, sostano in un caffé, tornano in discoteca, corrono all'interno di un condominio, si rifugiano in un appartamento, in un taxi e in un albergo, sempre accompagnati dall'occhio invisibile, incredibilmente stabile e chiaro della telecamera (per i patiti di tecnologia, una Canon C300). C'è da diventare matti a immaginare come sia stato possibile farlo e a rendersi conto di quanto sono stati bravi gli attori a improvvisare i dialoghi partendo da 12 pagine di trattamento (se leggete l'inglese, qua trovate una bella intervista all'autore). Ma il bello di Victoria non è solo il prodigioso risultato tecnico che supera lo sterile virtuosismo per raccontarci in tempo reale una storia che cambia la vita delle persone coinvolte. In fondo questo potrebbe anche essere un bell'esercizio di stile fine a se stesso. Ma fin da subito è proprio la storia e l'interazione tra i protagonisti a catturarci.

Victoria è una bella ragazza spagnola, vivace e allegra, che vive e lavora da poco a Berlino e non parla tedesco. Quando esce dalla discoteca in cui si è scatenata fino a tardi, per tornare a casa in bici, resta colpita da un gruppetto di ragazzi chiassosi che vogliono entrare nel locale ma non hanno soldi e vengono buttati fuori. Loro la abbordano e lei accetta di seguirli nelle loro scorribande, chiudendo un occhio sui piccoli furti di coetanei che sembrano solo voler festeggiare il compleanno di uno di loro. Del resto, a vent'anni hai solo voglia di divertirti e ti fidi, senza pensare che magari sotto la superficie ci siano acque più torbide. Il più scanzonato e simpatico del gruppo è Sonne, ed è tra lui e Victoria che si stabilisce l'intesa primaria, tanto che a un certo punto il film sembra quasi una commedia, un tutto in una notte sul modello sentimentale di Richard Linklater. Ma Victoria è un film che ha molti volti e dunque si trasforma progressivamente in action, thriller ed heist movie in modo naturale, convincente e coinvolgente.

Dopo decenni di visioni è difficile, anche per il critico appassionato, trovare film di cui innamorarsi perché ti sorprendono e ti conquistano con la loro diversità. Due anni fa il colpo di fulmine era scoccato con The Tribe, stavolta con Victoria. E pazienza se è dello stesso anno del primo e lo abbiamo visto solo adesso. Il fascino, la bravura e la capacità di resistenza della deliziosa attrice spagnola Laia Costa (proveniente dalla versione originale di Braccialetti Rossi) e del suo partner tedesco, Frederick Lau, ci resteranno a lungo nel cuore al pari dei loro credibilissimi personaggi, del cui passato poco o niente sappiamo (con l'eccezione dello splendido dialogo al pianoforte) ma a cui vogliamo istintivamente bene, come ai maledetti antieroi di tanto cinema degli anni Sessanta, a partire da quello di Godard. A voler ben guardare, Victoria è anche leggibile come la metafora di un'Europa senza più sogni né riferimenti e lo stesso Schipper ha ammesso che la nazionalità dei protagonisti non è casuale, ma noi preferiamo prenderlo per quello che appare: un emozionante esperimento di cinema puro, a nostro avviso perfettamente riuscito.

Victoria
Il trailer del film - HD


  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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