Via Castellana Bandiera - la recensione del film di Emma Dante

29 agosto 2013
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Di cose da dire, Emma Dante, ne ha. Sul piano dei temi e dei contenuti di questo adattamento di una sua omonima opera teatrale ma anche sul piano del cinema

Via Castellana Bandiera - la recensione del film di Emma Dante

C’è chi vaga, nervoso, non sapendo bene (o forse sapendo benissimo) dove andare. Chi, in un senso o in un altro, cerca la sua strada.
E c’è chi sta tornando a casa, in una casa che però non accoglie e non comprende, una casa che non è di conforto alle sofferenze che affollano altri luoghi. Altre strade. Tutti, in Via Castellana Bandiera, ma anche nella vita, sono allora alla ricerca di qualcosa: di una casa o della pace, della vita o della morte; e se s’incontrano - si scontrano - lungo la stessa strada, come capire chi ha torto e chi ha ragione? Come risolvere l’impasse di un’umanità ferita che non sa più incontrarsi, di chi non cede perché troppo stanco, perché non ha più nulla da perdere?

Di cose da dire, Emma Dante, ne ha. Sul piano dei temi e dei contenuti di questo adattamento di una sua omonima opera teatrale ma anche sul piano del cinema: perché, un po’ a sorpresa, Via Castellana Bandiera non è zavorrato da alcuna teatralità, e si dispiega libero, energico e nervoso ben utilizzando i canoni e l’estetica di un cinema che parte dal realismo per condursi e condurci altrove. Che lo scontro al centro delle vicende sia uno scontro tutto al femminile non è né casuale né ininfluente, specie in contrapposizione alle manovre prevaricatrici e manipolatorie dell’universo maschile che vi assiste e lo fomenta a proprio uso e consumo. Ma lo specifico femminile (ed eventualmente femminista) non deborda né divora, facendo di quello scontro frontale, di quel muro contro muro, metafora di una società che pare non trovare più né vie d’uscita né tantomeno umanità.

Perché se in prima battuta l’impasse è obbligata, e senza ragioni risolutive, lentamente il budello imboccato dalle protagoniste e da chi le accompagna si allarga, impercettibilmente ma a sufficienza da mostrare la possibilità di uno scarto e di una deviazione che permettano la convivenza.
Eppure, nulla si sblocca. La tragedia, annunciata, si compie. Voluta, da chi è troppo stanco di combattere per smettere di farlo, da continuare a vivere in pace piuttosto che morire lottando.
Sovrastato dalla figura ieratica e tragica, muta e nera, di Elena Cotta, Via Castellana Bandiera è il film di una donna di teatro che al cinema è capace di lavorare in sottrazione come attrice, e come regista ha la voglia e la determinazione di osare e di esplorare, dando al film lo stesso fascino irrequieto e teso di una mediterraneità decadente, capace di alcune scene collettive di grande potenza e di momenti singolari emotivi e simbolici.




  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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