Vergine giurata - recensione del film con Alba Rohrwacher in concorso alla Berlinale 2015

12 febbraio 2015
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Esordio della regista di corti Laura Bispuri.

Vergine giurata - recensione del film con Alba Rohrwacher in concorso alla Berlinale 2015

Se nel tuo film non c'è nemmeno una capra (una pecora, almeno una gallina), nel cinema italiano di oggi non sei nessuno.
È questa la prima cosa che viene in mente guardando Vergine giurata, primo lungometraggio dell'apprezzata autrice di corti Laura Bispuri, che ha voluto esordire portando al cinema il romanzo omonimo di Elvira Dones.
Che, infatti, si apre con una scena che ne annuncia immediatamente tutta l'etica e l'estetica a venire: sui monti aspri e poveramente innevati dell'Albania, un'Alba Rohrwacher dai capelli corti e dai jeans ascellari insegue gaudente un esponente della razza caprina assieme a altri due pastori della zona, a sua volta inseguita da una nervosa camera a mano.

Siamo quindi ovviamente nei pressi del ruvido e un po' depresso post-naturalismo del cinema italiano di oggi, fatto di campagne e periferie, di pastori e neo-proletari, di luci livide, natura evocativa e superfici di cemento.
E in questo contesto si cala una storia che, giocando costantemente col flashback e l'intreccio di due piani temporali, racconta la vicenda di una ragazza costretta dalla società patriarcale in cui è calata a farsi uomo pur di abbracciare la libertà cui anela, e che successivamente raggiunta in Italia sua sorella, deve imparare a re-impadronirsi della sua femminilità e soprattutto scoprire la sua sessualità.

A prescindere dall'interesse che ognuno di noi possa nutrire o meno per le tradizioni patriarcali e tribali delle popolazioni rurali albanesi (che appunto prevedono la possibilità che una donna, previo abbandono del sesso, possa "cambiare genere" e iniziare a vivere da uomo nella comunità), e nonostante le pur giuste istanze femministe, Vergine giurata è un film troppo aggrappato alla sua pensosità, e all'incedere strascinato e ricurvo di una Rohrwacher bisbigliante più che mai, dall'androginia spigolosa e pinocchiesca, per poter coinvolgere.
Circondata da attori decisamente mal diretti, l'Alba nazionale (qualcuno, ve ne prego, le offra un ruolo leggero per una volta) attraversa tanto gli spazi rurali del suo passato quanto quelli urbani del suo presente - entrambi ben fotografati da Vladan Radovic - con la stessa dimessa pesantezza, la stessa aria pensosa e sofferente, comunicando uno scomodo senso di disagio sia quando veste da maschio, sia quando tenta con goffaggine di tornare a essere donna.

Inutile dire che questo percorso di riappropriazione di un'identità di genere non ha nulla di teorico e politico, ma è tutto intimo e privato, e passa ovviamente attraverso l'incontro sessuale con un burbero bagnino della piscina dove la nipote della protagonista pratica nuoto sincronizzato (che, complice anche Cloro, sta diventando il corrispettivo sportivo della capra).
Un'ovvietà forse inevitabile, ma che poteva essere meglio raccontata, come altre però decisamente più evitabili: scene come quelle di una protagonista ancora "uomo" che s'incanta davanti alla vetrina di un negozio di intimo femminile, o del suo incontro con una comitiva di amiche adolescenti tutte in tacchi altri e abito da sera, sono tanto scontate quanto poco efficaci.

Vagamente più solido l'altro appiglio cui si aggrappa la Bispuri, quello del rapporto tra la sua protagonista e la donna che per lei è come una sorella, e che ha trovato la chiave della libertà non nella mortificazione della sua femminilità (ovviamente è interpretata da un'attrice dalle forme molto pronunciate), ma nella fuga dal suo paese.
Rapporto estremizzato però anche questo, come certe dinamiche tra la Rohrwacher e il personaggio di sua nipote. Estremizzato e didascalico, come tutto un film, Vergine giurata, che si aggrappa a uno stile talmente codificato e con tale rigida determinazione da non rischiare mai, non osare mai, non sorprendere mai, e circoscrivere in un recinto eccessivamente localizzato il discorso sulla condizione della donna e le sue difficoltà.


 



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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