Vacanze di Natale a Cortina - la recensione

15 dicembre 2011
2.5 di 5

Per il discusso, criticato e chiacchieratissimo appuntamento di Natale targato Neri Parenti, Christian De Sica torna a Cortina.


 

Come ogni anno arriva, puntualissimo, l’appuntamento di Natale targato Neri Parenti.
Con i fratelli Carlo ed Enrico Vanzina, che tornano a firmarne la sceneggiatura dopo undici anni, il “Cinepanettone” recupera questa volta molto di quelle prime atmosfere comiche che le generazioni successive hanno consacrato, contestato, amato e disprezzato fino a farne a tutti gli effetti un evento o quantomeno un appuntamento atteso.

Abbandonate le località esotiche degli ultimi anni, Neri Parenti torna a giocare in casa immergendo la storia nell’atmosfera, griffata ed esclusivissima, di Cortina d’Ampezzo, Regina delle Dolomiti.
Vacanze di Natale a Cortina
aggiorna una formula comica ormai consolidata, ma stavolta sceglie di tornare dove tutto ha avuto inizio: quel primo Vacanze di Natale, il  pioniere della serie diretto nel 1983 da Carlo Vanzina. L’atmosfera, più autentica e meno trash di quella delle ultime peregrinazioni in giro per il mondo, dà al film quel sapore riconoscibile delle gag da famiglia Covelli in vacanza unito al glitterato degli iPhone, dell’amore via Facebook e della nuova Fiat Panda. Nel tentativo, come forse per quest’ultima, di far rivivere uno stabilimento da anni in cassa integrazione.

Capitanato da Sabrina Ferilli e dall’immancabile Christian De Sica, al loro quarto film insieme, e imbellettato dai camei, immancabili e giustissimi, dei veterani del Dolomiti Superski (Simona Ventura e Alfonso Signorini su tutti) un ricco cast di attori comici e caratteristi provenienti dal teatro e dalla televisione, dà vita alla classica storia corale del gruppo di vacanzieri in trasferta, vero marchio di fabbrica del genere. Dario Bandiera, Ivano Marescotti, Ricky Memphis, uniti alla delegazione Zelig composta dal comico romagnolo Giuseppe Giacobazzi e dalle due “troniste” Valeria Graci e Katia Follesa, e alla biondissima esordiente Olga Kent fanno di una storia che procede per episodi, un amalgama stavolta ben impastata e comunicante. Dall’avvocato romano ricco e fedifrago all’umile autista di un faccendiere assunto per raccomandazione, passando per la coppia di giornalai arricchiti dal gioco dei Pacchi su Raiuno, le tipologie di vizi e virtù ci sono tutte, scoraggiatamente attuali.

Discusso, criticato e chiacchieratissimo, il Cinepanettone è di fatto il contenitore antropologico di un repertorio di situazioni che nel bene e nel male ci appartengono e rispecchia con ironia un’evoluzione tutta italiana. Palarne è lecito, riderne è cortesia.
 



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