Uomini che odiano le donne Recensione

Titolo originale: Män som hatar kvinnor

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La recensione di Uomini che odiano le donne

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La recensione di Uomini che odiano le donne

Uomini che odiano le donne - la recensione

Dato l’enorme successo ottenuto dall’omonimo romanzo scritto da Stieg Larsson, constatare che la riduzione cinematografica di Uomini che odiano le donne sia una produzione totalmente scandinava (Svezia/Danimarca) appare come un qualcosa di sorprendente. Un prodotto così spendibile sul mercato internazionale avrebbe facilmente potuto essere comprato e realizzato da “potenze” cinematografiche ben superiori. Ed invece no:risultato di uno sforzo produttivo che sembra essere andato ben oltre al media delle pellicole prodotte in quei paesi, il film è stato per di più realizzato con un cast pressoché sconosciuto se non al pubblico interno.

In contraddizione (apparente) con questa necessaria premessa, quello che risulta essere sia il pregio che anche il limite di questo prodotto è proprio il voler uscire dai canoni estetici e contenutistici del cinema scandinavo. Ben cosciente di essere al timone di un film che verrà visto e venduto in tutto il mondo, il regista Niels Arden Oplev ha puntato su una confezione elegante e stilisticamente “corretta”: se da una parte questo vuol dire buona fotografia, immagini visivamente preziose e cura dei particolari, dall’altra significa spesso cadere nella trappola di una messa in scena leccata e tutto sommato inerme; il film infatti appare fin da subito curato nei minimi particolari, ma allo stesso tempo anche allineato secondo un gusto estetico quasi mai originale, che pur nella sua eleganza non si discosta poi più di tanto da un prodotto para-televisivo di qualità. Lo stesso si può dire per la costruzione della storia: se la trama principale scorre precisa e puntuale secondo le regole consolidate del genere, l’attenzione agli intrecci narrativi però va a discapito della costruzione psicologica dei personaggi, tutti decisamente monodimensionali; e se Noomi Rapace si rivela almeno fisicamente adatta al ruolo di Lisbeth e le regala una credibilità sufficiente, al contrario Michael Nyqvist raggela il personaggio di Blomkvist con un’interpretazione inerme e molto lontana dal convincente.

Gli innumerevoli ammiratori del romanzo di Stieg Larsson probabilmente non rimarranno delusi da questa riduzione fedele all’originale, che segue in maniera abbastanza pedissequa le linee narrative del testo. Anche il lavoro di necessaria condensazione della storia non risulta neppure troppo invasivo rispetto alla struttura di partenza, anche perché il film supera le due ore e mezzo e quindi si prende tutto il tempo per seguire con precisione la storia tracciata da Larsson. Dal punto di vista prettamente cinematografico però Uomini che odiano le donne risulta un lungometraggio di routine, magari anche un discreto veicolo commerciale, ma senza dubbio un’operazione che non rischia assolutamente nulla sotto il punto di vista estetico: e questa non può non essere accreditata al film come una mancanza.

Uomini che odiano le donne
Il trailer del film tratto dal romanzo Stieg Larsson
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Adriano Ercolani
  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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