Universitari - molto più che amici: la recensione del film di Federico Moccia

23 settembre 2013
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Lasciando i liceali a favore degli universitari, Moccia diventa più attuale, anche se non scava abbastanza

Universitari - molto più che amici: la recensione del film di Federico Moccia

Dispiace apprendere che gli studenti della Sapienza di Roma abbiano mobilitato una protesta contro Federico Moccia intento a girare davanti alle loro facoltà un film sui fuori sede, così come è sbagliato liquidare l'autore di "Tre metri sopra il cielo" come "l'uomo dei lucchetti", tanto più che grazie ai suoi libri molti ragazzi hanno cominciato a leggere e Riccardo Scamarcio ha conquistato fama e fortuna.
C'è da dire però, che con il suo ottimismo ad ogni costo e il suo universo giovanile fino a questo momento così "Roma Nord", il figlio di Pipolo continua a prestare il fianco a chi chiede al cinema di essere realistico, duro, propositivo.

Come a creare una continuità ideale con i suoi film sui primi palpiti del cuore, il primo bacio, il primo rapporto sessuale (e senza pensare a Scusa ma ti voglio sposare), il regista è partito dal ricordo dei festini dei suoi compagni di corso di laurea venuti da altre città per narrare “come si ama a 20 anni”.
Il risultato della sua nuova indagine, tuttavia, non è così superficiale come gli anti-Moccia vorrebbero che fosse, e le ragioni sono prevalentemente due.
Da una parte, il lavoro del regista si basa su una lunga serie di ricerche sul campo che lo hanno portato a intervistare numerosi fuori sede, dall'altra nei sei personaggi che Moccia ha inventato insieme alla sceneggiatrice Ilaria Carlino sono visibili delle problematiche che trascendono completamente la sfera sentimentale.

Se, per esempio, l'Alessandro di Primo Reggiani è il classico figlio di papà e il Carlo di Simone Riccioni sembra un alter-ego del regista (che però ha seguito un iter diverso), la descrizione dei difficili rapporti familiari della scontrosa Giorgia e della burrosa Emma denotano una verità e una capacità di analisi inaspettate, che rendono in qualche modo Universitari rappresentativo di questi nostri tempi di smarrimento.
Perfino l'idea di una famiglia altra da oppore a quella che ci è toccata in sorte è attuale, anche se le possibili frizioni fra i suoi componenti vengono liquidate troppo in fretta.
Infine, consola trovare in una storia comunque ambientata a Roma personaggi appartenenti ai più disparati ceti sociali.

Laddove il film non attira le nostre simpatie è nella precisa scelta di lasciare completamente da parte qualsiasi protesta studentesca e nella leggerezza con cui viene annegata in una brodaglia di omogeneità qualsiasi diversità culturale o razziale fra i pesonaggi.
Se lo stile di regia è fluido, sono i dialoghi ad apparire improbabili e in quest'ultimo caso non aiuta una musica talemente alta e martellante da privare completamente di senso le parole.

Interpretato da attori discreti e da un super-bello (Brice Martinet) destinato a mandare in delirio mamme e teen-ager, Universitari – molto più che amici non ha la pretesa di essere un film d'autore.
Se il suo scopo è di intrattenere e divertire, allora Federico Moccia può dormire sonni tranquilli, tanto più che in suo soccorso arrivano personaggi secondari che si avvagono dell'esuberanza di Paola Minaccioni, Dario Bandiera e Maurizio Mattioli.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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