Une vie meilleure - la recensione del film di Cédric Kahn

29 ottobre 2011
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Le aspirazioni dei protagonisti del nuovo film di Cédric Kahn sono tutte esplicitate nel suo eloquente titolo, Une vie meilleure, una vita migliore

Une vie meilleure - la recensione del film di Cédric Kahn

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Une vie meilleure - la recensione del film di Cédric Kahn


Le aspirazioni dei protagonisti del nuovo film di Cédric Kahn sono tutte esplicitate nel suo eloquente titolo, Une vie meilleure, una vita migliore.
Aspirazioni legittime per un giovane cuoco di una mensa scolastica parigina e di una cameriera libanese con figlio a carico, che s'innamorano sinceramente e cercano di coronare il sogno di aprire un ristorante assieme. Ma nel mondo di oggi le cose son difficili, le norme e le burocrazie imperano, e presto la coppia scoppia geograficamente quando, sommersi dai debiti, i due sono costretti a separarsi di fronte ad un'offerta di lavoro canadese fatta a lei.

I due protagonisti di Une vie meilleure sono persone normali, oneste, vittime solo della loro stessa (a tratti eccessiva) ingenuità e dalla testarda presunzione di riuscire a cavarsela in un modo o nell'altro. E l'autore Cédric Kahn li punisce come un padre severo ma amorevole (quel padre che il personaggio di un bravo Guillaume Canet impara ad essere per il figlio della sua compagna), sottoponendoli ad un'impressionante sequela di sventure.
Attraverso un approccio ultranaturalista, mai semplicemente documentario né giudicante, Kahn segue la discesa agli inferi economici prima e morali poi di Canet, tenuto a galla solo dalla rabbia disperata e dallo speranzoso affetto per il bambino e sua madre. Così Une vie meilleure procede nervoso e logorante, a tratti esasperante nel suo negare costantemente uno squarcio di speranza, sollevando qualche dubbio persino sull’eticità di un cinema di questo tipo.
Solo nel finale, Kahn concede quello spazio, che fino a quel momento sembrava impossibile. E che questo accada in seguito ad una rottura radicale delle regole prima e a un conseguente spostamento geografico poi sembra voler imprimere al film tutto una matrice politica (economica e degli affetti) quasi rivoluzionaria.
Perché l'esito di Une vie meilleure, metaforicamente e non letteralmente, è un chiaro invito all'oramai improrogabile necessità di un cambiamento radicale nelle strutture economico-sociali come di pensiero, la cui chiave risiede nell'aggrapparsi alle ragioni del cuore. Intese in senso ampio.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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