Und morgen die ganze welt: recensione del film di Julia von Heinz in concorso al Festival di Venezia 2020

10 settembre 2020
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una giovane universitaria e il suo impegno politico nella Germania degli opposti estremismi di oggi è al centro di Und morgen die ganze welt, And tomorrow the entire world di Julia von Heinz, presentato in concorso a Venezia 2020.

Und morgen die ganze welt: recensione del film di Julia von Heinz in concorso al Festival di Venezia 2020

A noi può sembrare granitica, la Germania, ma non è decisamente così. Se dalla Berlino vetrina progressista e di buon governo giungono segnali di stabilità e una certa sana assenza di sorprese, il cuore del paese, non solo la sua parte orientale, è come il resto dell’Europa scossa da movimenti populisti, spesso lì incanalati in quello che rimane della tradizione di estrema destra filo nazista. In questo contesto di periferia che ribolle, il movimento Antifa porta avanti la tradizione della sinistra figlia dei movimenti degli anni ’70, appena al di qua o al di là della linea che divide l’impegno anche muscolare e la lotta armata. In un edificio occupato di Manheim, gli Antifa studiano con attenzione le manifestazioni delle teste rasate, presentandosi puntualmente per boicottarle. Luisa viene da una ricca famiglia della zona, studia legge con una sua amica che la introduce a quella che le sembra la diretta prosecuzione dello studio universitario: l’impegno politico antifascista. 

Julia von Heinz, all’inizio del suo interessante spaccato degli opposti estremismi nella Germania di oggi, Und morgen die ganze welt, e domani il mondo intero, sembra voler subito mettere a tacere una possibile annotazione critica nei confronti dei suoi protagonisti. Lo fa citando la Costituzione tedesca, art.20.4, insieme alla professoressa di Luisa, che dice così: “Tutti i tedeschi hanno diritto di resistere a chiunque tenti di rovesciare questo ordinamento, qualora non vi sia altro rimedio possibile.” Come dire, un’autorizzazione a reagire direttamente contro chi viola le leggi, o almeno una zona ambiguo che sembrerebbe permetterlo, anche se il “qualora non vi sia altro rimedio possibile” non è certo da trascurare.

La von Heinz segue la vita privata di Luisa, la sua noia figlia del privilegio, l’improvvisa svolta esistenziale che sembra scuoterla, dandole un senso nel far parte di un gruppo, trovando una causa da perseguire che le dà inconsueta energia. Quanto c’è, si domanda e ci domandiamo, di necessità personale o di convinzione politica nella direzione violenta contro i neonazisti, che sta prendendo insieme a due dei più accesi militanti? 

Und morgen die ganze welt evita le trappole sul proprio cammino, non racconta di una crociata, ma di chi si accinge a intraprenderla, mettendo in risalto i dubbi e le contraddizioni che un’ideologia pacifista possa poi materialmente operare con strumenti violenti non dissimili da quelli del “nemico” dell’ultradestra. Fra sincera voglia giovanile di cambiare il mondo, fascino per l’impresa adrenalinica, complessa collocazione all’interno di un gruppo di cui si vogliono difendere a tutti i costi i propri compagni. Fino a che punto ci si può spingere per un ideale, come relazionarsi con le lotte violente e fallimentari del passato della Rote Armee Fraktion e compagnia? In cosa sono diversi Luisa e gli attivisti nazisti, con i concerti mostrati dalla von Heinz di opposte tendenze musicali, con le loro ferite e il cameratismo con cui sostenere la scelta armata?

Un film che apre tanti interrogativi, non regala facili risposte, a tratti inconsistente e un po’ vacuo, ma un contributo sincero di riflessione sugli eredi dei militanti dei decenni scorsi, ormai incanutiti e usciti di prigione, nostalgici in pensione che guardano perplessi i loro possibili eredi di oggi.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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