Una vita spericolata Recensione

Titolo originale: Una vita spericolata

1

Una vita spericolata: recensione della action comedy di Marco Ponti

- Google+
Una vita spericolata: recensione della action comedy di Marco Ponti

Soldi (sporchi), una pistola (scarica) e un rapinatore (innocente). Questi elementi ingranano la marcia per la fuga dei tre personaggi del film, una storia on the road tra la Val Susa piemontese e Santa Maria di Leuca, il punto più estremo della Puglia. Una vita spericolata è il sesto film diretto da Marco Ponti, scritto da lui stesso, che omaggia direttamente le action comedy americane. Il regista non ha mai nascosto di essere un appassionato di cinema hollywoodiano, commerciale e non, e in più in generale di generi cinematografici che hanno fatto la storia della settima arte. Una vita spericolata è una commedia ricca di spunti e omaggi dichiarati, una farcitura narrativa che in parte insaporisce il film e in parte lo penalizza. 

Lorenzo Richelmy, rapinatore suo malgrado, ha da subito una scena madre molto difficile da centrare, quella della rapina in banca. Anzi, la non rapina in banca. L'attore ha il compito di stabilire le tonalità della commedia che ha ampie sfumature, come dimostra questo paradossale momento che deve innescare la storia. Richelmy si trova in una situazione che piega la credibilità delle circostanze ed è costretto ad allinearsi rendendosi caricaturale e, al contempo, schivando possibili forzature. Per quanto sia venduto come goffo il suo personaggio, gli è anche richiesto di essere figo e sprezzante del pericolo quando necessario. Perché lo fa? Per i soldi? Perché non ha nulla da perdere? Perché scopre un rivoluzionario dormiente dentro di sé? Sì, ma anche no. Si perdono nella storia i confini del suo personaggio, per certi versi speculare a quello interpretato da Eugenio Franceschini.

Il film mantiene elementi caricaturali ridistribuendoli soprattutto al corpo di polizia e al suo capitano, Massimiliano Gallo. Tra una sniffata di cocaina e un occhio spiritato, l'attore affetta il suo personaggio per bene, così come fa Antonio Gerardi con il suo agente di spettacolo. Quest'ultimo incarna una delle passioni del regista, quella per lo spaghetti western che trova spazio, giustamente, durante una resa di conti. Matilda De Angelis e Michela Cescon, brave come sempre, rappresentano donne caparbie entrambe con una morale discutibile, ma circondate da uomini oggetto di cui si servono per interessi personali. In questo il senso, il messaggio del film è nitido: il potere è femmina. La giustizia è invece assente perché, nel condannare l'avidità degli istituti bancari, tutti agiscono sbagliando qualcosa. Non ci sono buoni né cattivi, ma un'indefinita gamma di disillusi in cerca di ulteriori illusioni. Queste letture tra le righe emergono tra dialoghi ricercati e situazioni stravaganti sempre votate al divertimento, a volte scollate una dall'altra che rallentano la fuga dei personaggi e l'arrivo a conclusione della storia. 

Una vita spericolata
Il Trailer Ufficiale del Film - HD
2992


Antonio Bracco
  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
Lascia un Commento