Una spia non basta - la recensione del film

19 aprile 2012
3 di 5

Andatelo a vedere se volete evadere dalla monotonia del quotidiano per un'ora e mezza. Oppure se vi piace l'idea che una girl next door che potreste tranquillamente essere voi riesca a frequentare contemporanemante due uomini senza il minimo senso di colpa.


Nel mare in tempesta del nostro mondo, in cui navighiamo a vista fra morte, malattia, delusioni nei rapporti interpersonali e crisi economica, esiste un luogo dove ogni cosa è possibile e i miracoli accadono per davvero. E' lo schermo cinematografico, grande dispensatore, da più di un secolo, di sogni e speranze. Lo sanno bene i grossi studios di Hollywood e lo sa bene il chiassoso e roboante McG, che mescolando sentimento e azione, tenta di rendere plausibile il colpo di fortuna di una trentacinquenne dalle gambe sottili contesa fra due uomini belllissimi, ricchissimi e intelligentissimi. Non pago di questa fantasia da rom-com, il regista arriva addiruttura a ipotizzare che i contendenti siano due agenti della CIA, per giunta amici del cuore, disposti a darsi battaglia con tutti i mezzi che l'Intelligence mette loro a disposizione.

L'idea – lasciatecelo dire – è buona, perché rende ancora più adrenalinica l'importantissima fase della conquista e perché dissacra l'iconica figura della spia che, dai vari Mission:Impossible ai più recenti Bond-Movie, ha sempre rappresentato una tiplogia maschile infallibile e superbamente testosteronica.
Capricciosi come due adolescenti e spinti più dal piacere della sfida che dall'amore, i protagonisti maschili di Una spia non basta divertono con le loro mirabolanti imprese, nelle quali c'è posto anche per un altro elemento imprescindibile dei film sentimentali, e cioè il coro, in questo caso costituito da una serie di sottoposti. Il risultato è un film in buona parte spassoso e dal ritmo vivace. Almeno nella parte intermedia. Ovviamente non basta, perchè una storia non è bella, interessante e compiuta se non si affida a personaggi contrastati e ben tratteggiati.

Putroppo non rispondono a queste caratteristiche nè l'FDR di Chris Pine, che fa il playboy viveur ma sotto sotto ama la nonna che lo ha cresciuto, né il Tucker di Tom Hardy, generoso, bisognoso d'affetto come un cucciolo e dolce fino alla melensaggine.
Più che personaggi sono tipi, tipi ben precisi e fin troppo noti ai frequentatori di commedie sentimentali. Sono "il piacione" e il "tappetino", e nonostante alla fine evolvano, restano comunque schematici.
Più verosimile e interessante è il personaggio femminile, anche se Reese Whiterspoon, che pure ha vinto un meritato Oscar quando si è spinta in territorio drammatico, non aggiunge nulla di nuovo alle tante romatic lead interpretate dai tempi de La rivincita delle bionde.

Al di là di qualche guizzo, insomma, e della spettacolare bellezza di
Tom Hardy (se vi piace il genere), Una spia non basta non è quel'accattivante potpourri che ci saremmo aspettati.
Andatelo a vedere se volete evadere dalla monotonia del quotidiano per un'ora e mezza. Oppure se vi piace l'idea che una girl next door che potreste tranquillamente essere voi riesca a frequentare contemporanemante due uomini senza il minimo senso di colpa.
Ecco, questa è un'ottima ragione.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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