Una famiglia mostruosa: la recensione dell'insolita commedia corale

24 novembre 2021
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Al cinema dal 25 novembre, Una famiglia mostruosa di Volfango De Biasi tenta una strada inedita per la commedia italiana. La recensione di Daniela Catelli.

Una famiglia mostruosa: la recensione dell'insolita commedia corale

In America il cinema e la televisione hanno spesso scherzato coi mostri, affiancando a quelli classici negli anni Quaranta la coppia comica Gianni e Pinotto e nei Sessanta creando serie indimenticabili come La famiglia Addams e I mostri, appunto. In Italia invece, fatta eccezione per Tempi duri per i vampiri di Steno, dove Renato Rascel (!) era il nipote del Dracula di Christopher Lee, e Fracchia contro Dracula, è sempre mancata una commedia che mettesse al centro questi iconici personaggi in chiave comica. Ci prova Volfango De Biasi - regista che apprezziamo per come ama e rappresenta la diversità - con Una famglia mostruosa, in questo caso un vero e proprio inedito per il nostro cinema, un film per famiglie che è anche un esperimento in gran parte riuscito, per come innesta in un genere che non ci è proprio elementi tipici della commedia di caratteri all'italiana.

Gli autori mettono nel calderone molti ingredienti, fin troppi, senza temere di esagerare. Nella trama, l'apparente protagonista è una famiglia composta da un vampiro, una strega, uno zio “senza cervello”, una figlia vampiretta e un primogenito licantropo, Adalberto, che – ad eccezione di quest'ultimo – vivono nell'avito e remoto castello nascosto agli sguardi umani, dove passeggia anche il fantasma della nonna (Barbara Bouchet). Proprio il figlio, che in compagnia del gatto parlante ha scelto di vivere tra i detestati umani, si innamora di una ragazza che resta incinta di lui, ignara che il fidanzato è il rampollo di una stirpe di esseri soprannaturali e che la loro creatura potrebbe ereditare le “qualità” del padre. Da un lato dunque c'è la tipica situazione di imbarazzo nel presentare l'amato bene ai propri genitori e parenti stretti, di cui si ha o meno motivo di vergognarsi. In questo senso Una famiglia mostruosa gioca su diversi fronti, facendo ricorso alla classica commedia romantica degli equivoci, con i protagonisti che si nascondono cose fondamentali per paura di non essere accettati.

In questa prima fase ci si diverte soprattutto grazie alle performance degli attori, coadiuvati da effetti speciali di buon livello. Massimo Ghini è irresistibile nel ruolo del conte Vladimir, un uomo così raffinato da parlare con un'aristocratica erre moscia, molto parziale nei confronti del figlio, che deve tenere a bada le ire della moglie strega Brunilde, interpretata con convincente malignità da Lucia Ocone, e i capricci dell'eterna adolescente Salmetta (una deliziosa Sara Ciocca), nonché le stranezze dello scervellato zio Nanni (il sempre spassoso Paolo Calabresi). Il divertimento, fino ad allora trattenuto, esplode con l'arrivo inatteso di un altro nucleo famigliare, i rinnegati genitori della sposa, due ipercafoni ricchissimi con figlioletto trascurato e infelice e nonno con Alzheimer (Pippo Franco) al seguito, che invadono come un tornado la pace dei futuri consuoceri. Nei ruoli perfettamente ricoperti da Lillo e Ilaria Spada c'è qualche eco di cinepanettone, senza volgarità ma con quell'esagerazione regionale tipica delle commedie di Natale: paradossalmente qua, il fare di più non è mai di troppo e si ride di gusto, grazie al contrasto tra due mostruosità, l'antica e la moderna, la tradizione e l'eleganza alle prese con la cafonaggine più smaccata e materialista del giorno d'oggi.

Alla fine diventa veramente difficile distinguere a chi si riferisce il titolo. Anche se ha un buon ritmo e molte idee, il difetto principale del film sta forse nell'eccessivo numero di situazioni e personaggi messi in gioco (dimenticavamo una donna invisibile e uno Specchio magico), rispetto alla durata, per cui si rischia a volte di perdere una gag o una battuta per star dietro a tutto. Dei due giovani protagonisti ci è piaciuta di più Emanuela Rei, mentre Cristiano Caccamo qua ci è parso un po' spaesato, come il suo personaggio. Il piacere di scoprire citazioni, battute e sorprese va lasciato ovviamente allo spettatore, che al cinema in compagnia potrebbe divertirsi molto. E se questo va bene, assicura De Biasi, c'è già un sequel in fase di scrittura.



  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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