Una donna per amica - recensione del film con Fabio De Luigi e Laetitia Casta

26 febbraio 2014
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C’è davvero di tutto dentro Una donna per amica, nuova commedia dell’instancabile Giovanni Veronesi.

Una donna per amica - recensione del film con Fabio De Luigi e Laetitia Casta

Gli uomini, le donne. Marte, Venere, Saturno coi suoi anelli e poi le stelle nuove. L’amore, l’amicizia, la friend zone e la regola dell’amico. La Puglia, il Salento, gli aperitivi vista mare e le masserie. Gli stimatissimi avvocati cuccioloni, le piste ciclabili, le tartarughe ferite e le guardie forestali ferine. Le donne castratrici, le arricciacazzi e le innamorate che se la prendono in saccoccia.
C’è davvero di tutto dentro Una donna per amica, nuova commedia dell’instancabile Giovanni Veronesi, che si sorprende malizioso che ci siano produttori che continuano a fargli fare film e che dichiara di aver cercato di farne uno con  “la forma tipica della commedia realista, mantenendo però gli standard di comicità che di solito metto nei miei film.”

Ed è vero: perché Una donna per amica è la commedia realista perfetta per quella larga fetta di pubblico per cui la realtà sono le vacanze salentine e la musica di Jovanotti e Max Pezzali, che (non) combattono la guerra dei sessi leggendo John Gray come fosse Sun Tzu, che si rivede nelle dinamiche di coppia De Luigi/Hunziker (poi Canalis) di Love Bugs e invidia la bellezza fresca e spumeggiante della Casta, la rassicurante mediterraneità della Lodovini ma che aspirerebbe anche all’ombrosità della Solarino e alla ruspante uterinità della Cucciari.

Realista, allora, perché è uno spaccato perfetto dell’Italia che si rappresenta su quei social network che Veronesi ben conosce e tanto frequenta, fatta di foto in spiaggia e relazioni complicate su Facebook,  chupitos condivisi su Twitter e tramonti immortalati su Instagram.
Non un’Italia hipster, tutt’altro, ma che hipster vorrebbe essere, proprio come il Pigneto vorrebbe essere Williamsburg, e Veronesi Richard Curtis.
L’Italia che vorrebbe essere (o farsi) la Casta, ma al massimo è (o si fa) la Lodovini: non per demerito della povera Valentina, ma perché vuoi mettere quella che parla con l’accento francese, ti sussurra languida “s'il vous plaît” e tanto poi non te la dà perché sei l’amico e preferisce elargirla altrove. Con tutta legittimità, sia bene inteso. Anche perché poi il finale agrodolce in odore di pentimento non manca.

Quindi. Commedia realista: check. Standard di comicità: beh, Fabio De Luigi fa sempre la sua porca figura, a metà tra il sé stesso televisivo e un’encomiabile aderenza alla parte che è chiamato a interpretare (non che la differenza sia molta), e per il pubblico di cui sopra Geppi Cucciari da un lato e Virginia Raffaele dall’altro sono due spalle che fanno garanzia, opposte e proprio per questo convergenti.
Da Mai dire… a Quelli che il calcio passando per Zelig, Le invasioni barbariche e Per un pugno di libri: l’intero arco costituzionale dello spettacolo brillante italiano è garantito dalle larghe intese cinematografiche di Veronesi.

E, in fondo, le larghe intese, in Una donna per amica, sono anche quelle tra maschile e femminile, tra le due metà di un cielo attraversato da stelle cadenti che non permettono di esprimere desideri (Niccolò Contessa non è passato invano), ma che è sempre aperto alla speranza di una nuova alba sentimentale: basta non diventare amici.
Peccato che Veronesi non abbia voluto fare le larghe intese anche in sceneggiatura: perché il suo film è tutto frutto di pensieri, riflessioni e punti di vista maschili e un po’ sciovinisti, come da tradizione italiana. Avremmo voluto sapere qualcosa anche da quelle lì che vengono da Venere: che in fondo, è anche la prima luce che appare nel cielo al tramonto. Quella dell’amore.

 



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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