Una domenica notte - la recensione del film di Giuseppe Marco Albano

19 febbraio 2014

Una piccola ma originale commedia è il buon esordio di un giovane autore pugliese.

Una domenica notte - la recensione del film di Giuseppe Marco Albano

Fa sempre piacere dare il benvenuto a un giovane autore, specie quando l'esordio lo dimostra dotato di un certo talento. E giovane Giuseppe Marco Albano lo è davvero, visto che ha 29 anni e ne aveva meno quando ha girato questo suo primo film, dopo una serie di prestigiose candidature ottenute dai suoi cortometraggi, con l'inclusione nella cinquina dei David di Donatello e un Nastro d'argento nel 2012 per il notevole Stand by Me. E a quel corto somiglia molto Una domenica notte, non solo perché ne condivide il coautore e interprete Antonio Andrisani ma anche per la ricercata fotografia, l'uso straniante della colonna sonora, le atmosfere tra l'onirico e il surreale in un contesto realistico.

Stavolta gli autori si concentrano sulla figura di un generico “uomo del Sud” (il film è girato a Matera e a Bernalda, città natale della famiglia Coppola).A 46 anni, Antonio Colucci è rimasto ancorato alle sue passioni. E' uno che non molla mai: se molte meteore hanno avuto un unico successo discografico, lui ha girato un unico film, un horror, uscito solo in videocassetta in Germania 20 anni prima. Tanti anni dopo vive con l'isterica sorella della ex amata e dolce moglie, a sua volta fidanzata, e nonostante il caos che lo circonda cerca ancora di trovare i soldi per il suo secondo horror, L'uomo che uccise la terra, una specie di remake al contrario de L'ultimo uomo della terra col suo idolo Vincent Price.

Antonio è un filmmaker intransigente: chi l'ha detto che per potersi definire regista si debba per forza avere alle spalle una filmografia nutrita? Che giri squallidi spot per committenti locali, filmini di matrimoni o corti di studenti elementari, accompagnato dal suo giovane e depresso assistente, è lui che decide sulla forma e sulla struttura e rinuncia anche al poco che gli danno pur di mantenere il controllo. Ma il final cut sulla propria vita non riesce proprio a ottenerlo.

Anche se la storia non è sempre fluida, ci si dilunga un po' troppo su certi episodi (come la storia del gatto) e il finale non ci ha del tutto convinto, Una domenica notte ha molti pregi, a partire dagli attori, tanti e ben diretti, dal sorprendente protagonista (con una faccia che sembra tolta di peso dagli anni Settanta) ad una naturale Claudia Zanella e al sempre impeccabile Ernesto Mahieux

Infine, in un film che può vantare una fotografia calda e solare anche di notte e una raffinata composizione dell'inquadratura, abbiamo trovato irresistibili i siparietti in bianco e nero, alla Ciprì e Maresco, in cui si presentano davanti alla macchina da presa del regista una serie di personaggi locali in cerca di ingaggio, tutti con esperienze cinematografiche in film girati sul posto tra cui - come sintetizza mirabilmente uno di loro -  “tutti i film di Cristi”, da La passione di Cristo a Nativity, e che si augurano che in quella triste realtà di provincia tornino presto le troupe di Hollywod, perché “gli americani quando arrivano... so' americani”.

 



  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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