Una boccata d'aria: recensione della commedia con Aldo Baglio che torna alle sue radici

07 luglio 2022
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Aldo Baglio, senza Giovanni e Giacomo, è protagonista, insieme a Lucia Ocone, di una commedia amara intitolata Una boccata d’aria e diretta da Alessio Lauria. Come nei film di una volta, si affrontano temi attuali e complessi senza perdere il sorriso e la poesia.

Una boccata d'aria: recensione della commedia con Aldo Baglio che torna alle sue radici

La grande commedia all'italiana non era né una farsa né una pochade, né un'infilata di gag né tantomeno un canovaccio che si affidava alla verve e alle battute di funambolici cabarettisti. No, la commedia all'italiana degli anni 50' e 60' era quasi sempre amara e, seppure attraverso situazioni buffe e il gioco recitativo di eccelsi mattatori, aveva il pregio di essere uno specchio dei tempi, dei vizi e delle virtù degli uomini, delle loro aspirazioni mancate e della loro scelta più o meno sofferta di accontentarsi di ciò che di piacevole la vita ha da offrirci.

Una boccata d'aria somiglia un poco a quei buoni vecchi film perché, prima di tutto, è la cronaca di un sogno infranto e poi recuperato in corner, nonché la fotografia di un'Italia impazzita e divisa in due: Milano con i suoi aperitivi, la sua risibile alta borghesia e le vocali aperte da una parte, e la Sicilia più remota con i suoi terreni brulli e una lingua oscura e tutta sua dall’altra. Fra i due universi si muove un uomo che ci piace chiamare omino, non perché sia una persona gretta e insignificante o non abbia la patente di personaggio tridimensionale, ma perché nei suoi movimenti a scatto, nelle sue espressioni di stupore, nei suoi attacchi di ira e nella meticolosità di alcuni gesti quotidiani, fa un’infinita tenerezza, che poi è la tenerezza di Aldo Baglio, che nel trio comico formato anche da Giovanni e Giacomo è quello che fa i capricci, che sgrana gli occhi e a cui vorremmo dare un buffetto.

Aldo qui diventa Salvo e ha una pizzeria chiamata il Gelso. Aldo non appartiene né al nord gran lavoratore né al Sud che si riposa al sole, come direbbe un vecchio leghista. E’ inadatto al primo perché ha compiuto il madornale errore di credere che, allargandosi, avrebbe aumentato il fatturato, e si sente estraneo al secondo perché un po’ si vergogna delle sue origini e di un gesto non troppo nobile compiuto ai danni del fratello. In più, siccome siamo nell'Italia della crisi economica e non del boom, Aldo non può più nemmeno fantasticare, dal momento che più importante del sogno "italiano", quello dell'emigrante con la valigia di cartone che trova fortuna in un nuovo paese di Bengodi, è la necessità di non contrarre troppi debiti con le banche o con gli strozzini.

Salvo forse non si distacca da alcuni uomini che Aldo ha inventato e scelto di rappresentare, dal momento che l’attore, a differenza del collega Giovanni Storti che ha interpretato un ruolo drammatico, ha preferito non uscire dalla sua comfort zone e di muoversi in un corridoio umano che ben conosce. Ciò gli ha dato modo non esattamente di cambiare pelle - cosa che sarebbe stata straordinaria - ma di perfezionare il ritratto di una persona vigliacca e bugiarda che però non perde mai la dignità, perché la dignità, sembra dirci Alessio Lauria, è nella semplicità.

Salvo e sua moglie sono sempre alla ricerca di qualcosa, e anche i loro figli, uno che sogna di imporsi nel mondo della musica e l'altra che fa l’università in Olanda. Nessuno però ha il coraggio di acchiappare la coda del cambiamento, e allora ecco che arriva - a dare nuova linfa vitale a un racconto che rischia di perdere un po' di mordente e a offrire ad Aldo e famiglia nuove possibilità - l’incontro/scontro dei 4 personaggi principali con le loro radici. Quando Una boccata d’aria porta i suoi protagonisti tra fichi d'india e fucili che sparano sul serio, il film svetta e ci suggerisce che forse è solo tornando a casa che si può nuovamente coltivare la speranza di una realizzazione umana e professionale, a patto che si abbia voglia di chiedere scusa. In questo senso il regista e sceneggiatore, pur così giovane, rivendica l'importanza del passato, dei nostri padri e dei nostri nonni, che rispetto a noi erano più concreti, più resistenti, più solidi, più disposti a rimboccarsi le maniche in nome di una serenità che bastava e avanzava. Accade così che Tony Sperandeo, inizialmente padre padrone e contadino arrogante, diventi il depositario di una saggezza che nella nostra frenetica contemporaneità sembriamo aver dimenticato. In sogno il papà dice al figlio: "L'uccello felice è quello che fa il nido al paese suo", e lo invita a non sbagliare come ha fatto lui perché in fondo ha ancora tempo. Salvo lo capisce, mentre Aldo cessa di essere un attore comico per diventare un attore di commedia, una commedia malinconica in cui Lucia Ocone sembra trovarsi perfettamente a proprio agio, impersonando tra l’altro una donna che le somiglia per carattere. Meno riusciti i personaggi due figli della coppia, che restano appena tratteggiati.

In Una boccata d’aria non si parla né di virus, né di pandemia né di lockdown, eppure, se si drizzano le antenne e ci si mette in ascolto, risulta evidente che il film è un po’ figlio degli ultimi due anni e dell'atmosfera che respiravamo, ma non delle sciagure a cui siamo andati incontro. Stranamente, la vicenda di Salvo e dei suoi cari ci ricorda quella pace interiore che alcuni di noi hanno trovato rallentando il ritmo e godendo finalmente della compagnia di figli o genitori o consorti, e dell’amore per la natura e i suoi frutti e per quel sole che in molti hanno inseguito sui balconcini con i gerani o sulle terrazze condominiali.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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