Un Natale stupefacente - la recensione del film con Lillo e Greg

18 dicembre 2014
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Il cinepanettone tradizionale cambia ingredienti e gusti diventando una storia unica che lascia spazio alla tenerezza.

Un Natale stupefacente - la recensione del film con Lillo e Greg

Come il pandoro e il panettone, il film di Natale in Italia ha seguito per anni la ricetta classica, a molti gradita e ad altrettanti indigesta. Come i dolci natalizi di cui sopra, però, piano piano si è provato a cambiarne il gusto inserendo nuovi ingredienti, per vedere se fosse possibile ampliare il mercato.

Sta di fatto che quest'anno l'offerta cinematografica delle feste si è allargata a dismisura e ce n'è davvero per tutti i gusti, per i nostalgici tradizionalisti e per chi ha voglia di sapori nuovi. Proprio dalla casa che ha dato origine, 31 anni fa, alla tradizione dei vari “Natali a” e che negli ultimi due anni ha provato a cambiare con due film a episodi, arriva adesso una storia unica e diversa, manifestamente diretta a tutti, grandi e piccini (al centro c'è un ragazzino di 8 anni, ottimi attori, nessuna volgarità, sommovimenti di pancia o parolacce).

La regia di Un Natale stupefacente viene affidata stavolta a  un  regista e sceneggiatore giovane – per il cinema italiano – come Volfango De Biasi e a  protagonisti assoluti vengono promossi due showmen dalle comprovate capacità artistiche e dall'umorismo surreale come Lillo e Greg. Abituati a teatro e in tv a scrivere e interpretare i propri testi, i nostri risultano leggermente costretti in una trama tradizionale, anche se va dato atto agli autori del film di avergli permesso di inserire qua e là dei piccoli tocchi che i loro fan riconosceranno al volo.

La trama è semplice e parte da un equivoco: i genitori di Matteo vengono arrestati la vigilia di Natale, nel loro casale di campagna, con l'accusa di spaccio di droga all'interno di popolarissime caciottine di capra. Il bambino è a scuola e gli zii vengono incaricati di prendersene temporaneamente cura. Solo che uno dei due si sta separando dalla moglie (Paola Minaccioni) di cui è ancora innamorato mentre l'altro è un playboy che non vuole impegni, ma che, proprio durante una serata in discoteca a cui va assieme al nipotino, incontra la donna che potrebbe fargli cambiare idea (Ambra Angiolini). Al caos potenziale si aggiungono un ineffabile tatuatore-guru ruspante dalla grammatica incerta (Paolo Calabresi) e una coppia di bizzarri assistenti sociali in apparenza omofobi (Riccardo De Filippis e Francesco Montanari, dalla webserie SuperG).

Va detto che nella prima parte del film si ride spesso e di gusto: le (poche) gag funzionano, le situazioni per quanto non originalissime vengono messe in scena con buona tempistica comica e tutti gli attori interpretano in modo brillante e vivace i loro ruoli. I problemi semmai nascono dalla durata: 100 minuti sono forse un po' troppi per questa storia e costringono a qualche riempitivo di troppo (come la scena del ballo) a spese del ritmo. L'interno in cui si svolge l'azione sembra a tratti un palco teatrale su cui si svolge una frenetica pochade.

Con un finale che ricorda film come Paulette e L'erba di Grace, gli autori strizzano l'occhio a una commedia brillante e potenzialmente esportabile, dove il divertimento non nasce da situazioni legate agli stereotipi nazionali. Anche i ruoli femminili escono dai soliti cliché sessisti per acquistare dignità e - nei limiti di una storia ifavolistica - plausibilità.

Tutto sommato l'impressione è positiva: Un Natale stupefacente assolve più che dignitosamente la sua funzione: è cioè un film per tutti che non prende in giro il pubblico e gli offre l'occasione di passare un pomeriggio in allegria con la famiglia, mentre smaltisce gli stravizi alimentari delle feste.

 



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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