Un été brûlant - la recensione del film di Philippe Garrel

02 settembre 2011
1.5 di 5

Da sempre considerato uno dei maggiori eredi della nouvelle vague, Philippe Garrel, da anni, fa di questa etichetta un vanto da ostentare con sfacciata costanza, attraverso la testarda e ostinata riproposizione di un cinema tematicamente e formalmente legatissimo a quello dei suoi maestri

Un été brûlant - la recensione del film di Philippe Garrel

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Un été brûlant - la recensione del film di Philippe Garrel


Da sempre considerato uno dei maggiori eredi della nouvelle vague, Philippe Garrel, da anni, fa di questa etichetta un vanto da ostentare con sfacciata costanza, attraverso la testarda e ostinata riproposizione di un cinema tematicamente e formalmente legatissimo a quello dei suoi maestri.
Di per sé questa posizione non sarebbe necessariamente censurabile. Peccato però che il 63enne regista francese non utilizzi tale filtro estetico-poetico per inquadrare e leggere la realtà contemporanea ma, al contrario, insegua utopicamente la riproposizione di un mondo scomparso da una quarantina d'anni, bene o male che questo sia.

Da questo punto di vista, Un été brûlant non fa eccezione ma anzi conferma la regola. E conferma anche il sospetto che Garrel confezioni volta dopo volta film sostanzialmente analoghi, ripetendosi all’infinito, riproponendo le sue ossessioni, invariate, attraverso sfumature narrative differenti.

Interpretato dal figlio del regista Louis e da una Monica Bellucci che, ancora una volta, dimostra tutti i suoi limiti d’interprete, Un été brûlant è un concentrato di vetusti intellettualismi d'antan che toccano come d’abitudine il tema centrale e inamovibile dell'amore e della coppia, inevitabilmente infelice, delle convenzioni familiari e borghesi, della politica come impegno accessorio ma sempre nel nome della rivoluzione. Il tutto condito con una salsa vagamente esistenzialista e sfacciatamente bohémienne, a rimarcare l'assoluto anacronismo dell'operazione.

Ma di certo non è l'anacronismo in sé, a rendere vuoto e fastidioso il film di Philippe Garrel. Il cinema anacronista può e forse deve esistere. Quel che non dovrebbe esistere, invece, è la vanagloria decadente e presuntuosa di coloro i quali sono stati, magari involontariamente, protagonisti del fallimento di un'epoca e di un'idea e che insistono a vivere nel mito della gloria che (non) fu cercando di indottrinare secondo canoni oramai difficilmente applicabili.
Nel cinema come, soprattutto, nella vita.

Come il tema ricorrente del suicidio come unica via d'uscita viene riproposto anche in questo Un été brûlant, esplicitato nelle primissime immagini, forse Philippe Garrel dovrebbe valutare il suicidio metaforico di certe sue ossessioni come unica via d'uscita dall’impasse in cui si è volontariamente infilato.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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