Un bel mattino: la recensione del film di Mia Hansen-Løve con Lea Seydoux

12 gennaio 2023
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Un bel mattino racconta le giornate di una giovane madre single a Parigi fra un nuovo amore e l'adorato padre morente. Il ritorno in grande stile di Mia Hansen-Løve con una delle migliori interpretazioni in carriera di Lea Seydoux. La recensione di Mauro Donzelli.

Un bel mattino: la recensione del film di Mia Hansen-Løve con Lea Seydoux

Ha fatto qualche diversione lontana dalla sua Parigi, alcune convincenti altre decisamente meno, ma Mia Hansen-Løve è al suo massimo quando ci immerge nella quotidianità di qualche ramingo abitante della città in riva alla Senna, che spesso ha qualcosa a che fare con la sua autobiografia, portandoci nei suoi parchi - ormai li ha collezionati tutti - nelle sue strade che si somigliano e sembrano sempre sgombre, in cui i marciapiedi sono piccoli e si cammina in mezzo alla strada. 

Proprio come accade a Sandra, madre single con i capelli corti, un lavoro come interprete di incontri politici e finanziari di alto livello, da anni tutta concentrata a badare alla figlia di 8 anni e a superare la morte del compagno, oltre a occuparsi del padre Georg (uno struggente Pascal Greggory), colpito da una malattia neurodegenerativa, la sindrome di Benson. L’amore e il sesso non fanno parte di quella quotidianità in cui siamo immersi con la consueta maestria dalla Hansen-Løve fra le maggiori narratrici del piano ordinario, ogni tanto inclinato appena e capace di creare sommovimenti che arrivano inattesi.

Sandra è interpretata da una (magnifica e sempre più matura e giusta) Léa Seydoux lontana dal ruolo di oggetto del desiderio, semmai schiva e quasi sorpresa di piacere al suo vecchio amico perduto da anni, Clément (un ottimo Melvil Poupaud), con cui inizia una relazione. Mentre si accende il loro amore, si spegne la mente del padre, professore di filosofia circondato da libri che non può più leggere e che lo rappresentano ormai più di quanto non faccia quell’anziano cieco che si sta perdendo. Sembra come rimasto fra quelle pagine, l’anima già lontana dal corpo, con una personalità che si esprime attraverso le sue letture, che Sandra e i famigliari si trovano a dover smistare, regalare o buttare. 

Un bel mattino racconta il presente di una donna che viaggia nel passato della sua famiglia attraverso gli oggetti della casa del padre, cerca per lui una sistemazione in una casa per anziani degna e il futuro sembra essere solo quello da costruire per la figlia, mentre lei vive alla giornata facendosi bastare un amore che pensava non potesse mai più capitarle. Si muove per la città con un viso dolce segnato da un broncio sospeso fra dolore e speranza, stretta al suo zainetto sempre con sé, come un’adolescente facile alle lacrime e alla sfida.

Temi tanto comuni quanto complessi - la vita, le varie declinazioni del lutto e del bisogno di amore - resi con semplicità miracolosa dalla regista francese, una delle più sottovalutate grandi autrici del cinema europeo. Delicato e commovente, senza perdere in equilibrio, si insinua nella ciclicità del nostro passaggio terreno, nell’alternarsi di fine e inizio, in uno scorrere del tempo implacabile che reclama la rottura di quei momenti magici, lo scioglimento di quegli abbracciati appassionati che sembrano poter durare per sempre



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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