Un appuntamento per la sposa Recensione

Titolo originale: Through the Wall

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Un appuntamento per la sposa: recensione della commedia di Rama Burshtein

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Un appuntamento per la sposa: recensione della commedia di Rama Burshtein

Michal non è una bellezza convenzionale, diciamo così.
Michal (interpretata da Noa Koler, bravissima)è una ragazza buona e generosa, molto osservante, leggermente sovrappeso, che non ha un gran gusto nel vestire e che di lavoro gestisce una fattoria didattica ambulante: e cioè porta animali esotici in giro per le scuole per mostrarli ai bambini, serpenti compresi.
Ma tutto questo lo impariamo nel corso del film: perché la Michal che conosciamo nella primissima scena del film - che però, con una piccola raffinatezza di scrittura, già contiene tutto quello che verrà dopo - è solo una ragazza in crisi e in cerca di marito.

Non è il matrimonio in sé a contare: quel che Michal vorrebbe è l'amore, ma anche il rispetto e la "normalità" che il legame ufficiale porta con sé.
Eppure, nonostante le rassicurazioni della "maga" da cui si reca all'inizio del film, la ragazza viene piantata dal promesso sposo proprio quando stanno decidendo il banchetto nuziale; e lei, incassata la botta, decide di rilanciare, di giocarsi il tutto per tutto, di sperare nel miracolo. Prenota la sala del ricevimento per l'ottava notte di Hanukkah, che arriverà in 22 giorni, fiduciosa che di lì ad allora un marito sarà in grado di trovarlo.

Tutto Un appuntamento per la sposa è costruito attorno a questa folle e testarda scommessa di Michal, che punta tutta la sua vita, la sua reputazione, la sua dignità sul cavallo più improbabile, su quello che tutti - anche quando la rassicurano - danno per perdente.
C'è una lettura stancamente femminista che vorrebbe questa commedia coraggiosa e intelligente legata a vecchi schematismi mortificanti: ma Rama Burshtein - esattamente come aveva già fatto col l'ottimo esordio di La sposa promessa, che aveva rivelato il talento di Hadas Yaron - non fa mistero di voler restare dentro un mondo, quello dell'ebraismo ortodosso e chassidico, che è il suo, e che la sua prospettiva è quella lì, quella di una parte di quel mondo che non ha né intenzione né interesse a voler confrontare i suoi modelli con quelli degli altri.
E allora, se si accetta il gioco, se si va a vedere la puntata folle di Michal, si scopre che il suo percorso può essere inebriante, e molto più complesso e universale di quanto si potrebbe superficialmente essere portati a pensare.

Non è una questione di fede, o di zitellaggine: la scommessa di Michal è quella che viene fatta prima di tutto su sé stessa, sulla sua capacità di coniugare la speranza, la necessità e la fedeltà a quello in cui si crede e si è.
La scommessa di Michal è quella di una donna che deve imparare - prendendosi un rischio dopo l'altro, come quando per eccesso di arroganza e insicurezza allontana il divetto pop col sorriso e la faccia da schiaffi del primo Jude Law che si è invaghito di lei e del suo folle tentativo - a capire, a vedere, a credere.
Anche a lasciare che la vita, quella stessa vita cui lei sta forzando la mano, faccia il suo corso.

Rama Burshtein segue la sua protagonista con affetto e con passione, ed evita giudizi facili, lasciando che sia la sceneggiatura a rivelare le sfumature dei caratteri, a raccontare chi sia davvero Michal, e a far capire come e perché arriverà dove arriverà alla fine del film.
Lo fa con una partecipazione capace di rimanere in silenzio e di osservare, di osservare i silenzi, gli scambi, i volti e i piccoli gesti che qui sono spassosi e esilaranti (gli appuntamenti di Michal con alcuni potenziali mariti) , qui delicati e commoventi (tutta la parte finale, ma non solo), senza mai una forzatura, un'alzata di tono, una parola di troppo.
La sua scommessa, la regista, la vince tutta. Quella di Michal, beh: scopritelo voi.

Un appuntamento per la sposa
Il trailer italiano del film - HD
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