Un amore all'improvviso, leggi la nostra recensione del film con Eric Bana

30 settembre 2009

Grazie anche ad una sceneggiatura che ben restituisce le atmosfere ed il calore del testo originario di Audrey Niffenegger, Un amore all’improvviso risulta un melodramma efficace e piacevole, che riesce a superare anche la smaccata furberia della confezione.

Un amore all'improvviso, leggi la nostra recensione del film con Eric Bana

Un amore all'improvviso - la recensione

Nell'assistere a Un amore all’improvviso, fin dalle primissime scene si intuisce che si tratta di un lungometraggio ideato e realizzato con l’intento preciso di intenerire un target preciso di pubblico, quello più adulto ed esigente, in cerca di produzioni ben costruite e confezionate.

Bruce Joel Rubin, sceneggiatore premio Oscar per Ghost ed abbonato alla struttura del melodramma, si mantiene quasi del tutto fedele alle pagine dell’autrice del romanzo, restituendo con discreta efficacia il romanticismo della storia ad incastri e l’elegante tristezza insita nei personaggi principali; soprattutto nel protagonista maschile Henry DeTamble. Anche i due attori protagonisti, Eric Bana e Rachel McAdams, pur non fornendo la prova più brillante della loro carriera, riescono comunque a garantire ai loro rispettivi ruoli un pathos trattenuto, che si rivela funzionale all’idea di cinema che il film porta avanti.

Robert Schwentke ha infatti costruito Un amore all’improvviso secondo i canoni di una ben determinata tipologia di pellicole, come detto sicuramente destinata al grande pubblico ma allo stesso modo anche attenta a proporre una confezione dalla qualità più alta rispetto alla media. Soprattutto la fotografia patinata di Florian Ballhaus - figlio del grande Michael - e le musiche dolenti di Mychael Danna si rivelano elementi di grande efficacia, capaci di far entrare lo spettatore in un congegno che non ha paura di ostentare apertamente la sua furbizia di fondo. Pur incastonata nei confini (sempre spendibili) del cinema di genere, una pellicola come Un amore all’improvviso riesce comunque a produrre buon cinema; anche se ridondante ed esplicitamente costruito per essere un melodramma a dir poco smaccato, il film di Schwentke raggiunge il proprio obiettivo con discreta agilità, piazzando per di più almeno un paio di scene di ottima fattura e sinceramente emozionanti. Da questo tipo di produzioni è difficile poter ottenere qualcosa di più rispetto a quello che Un amore all’improvviso offre, ma gli standard estetici e la buona costruzione narrativa del film lo rendono decisamente apprezzabile.

Chiudiamo con un appunto che in qualche modo esula dalla recensione più specifica del lungometraggio diretto da Robert Schwentke. Non possiamo infatti non biasimare chi ha scelto il titolo italiano di questo film: perché non lasciare l’originale "La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo", traduzione letterale che tra l’altro ha sancito anche il successo italiano del romanzo di Audrey Niffenegger, edito da Mondadori?



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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