Un'altra vita - Mug: recensione del film polacco di Malgorzata Szumowska Orso d'argento alla Berlinale 2018

24 febbraio 2018
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La storia della prima persona ha sottoporsi nel paese a un trapianto di faccia.

Un'altra vita - Mug: recensione del film polacco di Malgorzata Szumowska Orso d'argento alla Berlinale 2018

L’unico paese d’Europa che subisce ancora una presenza costante nella società della Chiesa cattolica è probabilmente la Polonia, dopo il passo indietro dell'Irlanda. A ogni livello il rispetto dei dettami sociali cattolici, intesi in senso molto conseratore, è cavalcato dall’ondata dei partiti di destra. Allora non stupisce che il cinema prenda di mira la religiosità popolare, credulona e molto ipocrita, a giudicare da Mug, titolo inglese del nuovo film di Malgorzata Szumowska, vincitrice di un premio a Berlino per Corpi.

Le apparenze, il fisico e il rapporto con lo sguardo altrui sono ancora al centro del suo cinema nella storia di Jacek, amante della musica Metal, della fidanzata e del suo cane; non per forza in quest’ordine. Lavora in una ditta di costruzioni che sta edificando la statua di Gesù più alta del mondo, anche del suo riferimento, quella del Cristo Redentore di Rio de Janeiro. Quando un incidente sul lavoro lo sfigura totalmente, la sua fama di freak del paese assume contorni sempre più estremi, anche dopo che si sottoporrà, per primo in Polonia, a un trapianto facciale. Molto poco cristianamente i suoi conpaesani rifiutano di raccogliere dei soldi per l’operazione, emarginandolo sempre di più.

Mug è un film, così come Body, in cui è subito chiara l’intenzione di forzare metafore e significati, facendo diventare questo volto il marchio definitivo dell’infamia di chi vive al di fuori dei canoni regolati di una comunità, in questo caso quella rurale polacca. Il problema è che la farsa fa spesso capolino fra gli abitanti di questo discontinuo film, fra trovate umoristiche dalla dubbia calibratura, e un protagonista che, ovviamente, cambia solo esternamente, ma dentro rimane lo stesso. Il grado di ribellione viene raccontato nella prima mezz’ora del film, quella che stabilisce la sua alterità con l’ambiente che lo circonda, oltre al tono dell’umorismo, francamente non esattamente allineato con quello di chi scrive, e una proposta di matrimonio con la bella fidanzata, proprio subito prima che l’incidente cambierà le carte in tavola.

Malgorzata Szumowska porta a casa il suo compitino, visivamente anche ben svolto, ma senza che le conclusioni si allontanino troppo da una prevedibilità schematica e in fondo superficiale. Il tutto è sintetizzato formalmente da un’insistita sfocatura delle parti superficiali dell’inquadratura, che lascia spazio a una messa a fuoco solo del cuore del fotogramma.

Un'altra vita - Mug
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD


  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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