Tutta colpa di Freud - la recensione della commedia di Paolo Genovese

21 gennaio 2014
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Un gruppo di attori in gran forma per questa raffinata commedia sull'amore. La psicanalisi è un pretesto per ridere e essere sentimentali con un diverso punto di vista

Tutta colpa di Freud - la recensione della commedia di Paolo Genovese

Paolo Genovese deve essersi sentito molto vicino a Woody Allen realizzando questo film. Non in competizione, per carità, non gli è mai passato per la testa, saggiamente. Trattando un po’ di psicanalisi (di cui se Sigmund Freud è il padre, Woody Allen ne è senza dubbio il figlio) e ambientando il film nel centro di Roma, Genovese è entrato nella scia lasciata dal regista newyorchese dopo aver diretto To Rome with Love. Ma Tutta colpa di Freud non fa altro che usare questo e altri pretesti per raccontare in una nuova veste l’argomento principe delle commedie: l’amore.

La storia del film ha un epicentro, lo studio di uno psicanalista interpretato da Marco Giallini. Qui fanno tappa regolarmente le sue tre figlie e un cinquantenne in crisi con la moglie, obbligato a frequenti sedute se vuole avere il permesso di continuare la relazione con la più giovane delle tre. Tutta colpa di Freud non va tanto sul cerebrale, piuttosto sul sentimentale, ritraendo ironicamente le difficoltà di una relazione con i punti di vista offerti dai personaggi femminili. I tanti personaggi, tra i quali un sordo e una lesbica desiderosa di convertirsi agli uomini (esempi citati per sottolineare alcuni degli elementi della tanto agognata originalità), sono mossi esclusivamente da istinti amorosi, ognuno protagonista della propria mini trama.

Indubbiamente lo sforzo di fare una commedia raffinata c’è e si vede. Dalla confezione alla fotografia, dalle musiche ai dialoghi, il film di Genovese si presenta come una commedia di classe superiore, anche grazie alla recitazione brillante di un gruppo di attori mai sopra le righe. L’inseguimento della finezza però a volte sfugge di mano al regista. In alcune scene la cui chiusura a effetto romantico danneggia la spontaneità dell’azione, mentre l’abbondanza di situazioni, seppur ben distribuite e legate insieme, allontanano un po’ troppo il finale.

 



  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
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