Turner Recensione

Titolo originale: Mr. Turner

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Mr Turner - la recensione del biopic di Mike Leigh sul pittore romantico

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Mr Turner - la recensione del biopic di Mike Leigh sul pittore romantico

Un film biografico su un pittore romantico britannico. Non si direbbe materiale adatto all’improvvisatore della quotidianità Mike Leigh, all’autore che si appoggia a canovacci più che a sceneggiature dettagliate e lascia improvvisare i suoi attori. Si tratta solo del suo secondo film in costume che condivide con il suo primo, Topsy-Turvy, il racconto di artisti in difficoltà, di creativi alle prese con un pubblico e una critica che ne decretano la sorte sullo sfondo di un mondo che rischia di evolversi con troppa velocità.

I commediografi del teatro vittoriano di Topsy-Turvy qui sono diventati il pittore William Turner, che Leigh fa interpretare a uno dei suoi attori feticcio, Timothy Spall, caratterista che con lui diventa protagonista. Lo incontriamo nel pieno della sua furia creativa di paesaggista frequentemente in viaggio per i mari della sua Inghilterra e del nord Europa, aiutato nella sua casa londinese dal padre e da una governante con cui ogni tanto intrattiene qualche rapporto sessuale nevrotico.

Sembra uscito da un romanzo di Dickens, comunica attraverso mugugni e rantoli variamente assortiti e le emozioni le riserva ai suoi quadri, non certo alla madre delle sue due figlie che ogni tanto lo viene a trovare o meglio ad accusare. Frequenta ricchi uomini d’affari e la corte, mentre con i suoi colleghi intrattiene rapporti caustici a base di pacche sulle spalle, risatine e rivalità per una collocazione più favorevole dei propri quadri esposti alla Royal Academy.

Il suo è un mondo in cui il rapporto con la natura è diretto, non mediato. I suoi famosi vascelli lui li va a vivere arrivando a farsi legare all’albero durante una tempesta. La sua è arte istintiva, sofferenza di cui non può fare a meno, molto lontana dalla verbosa critica intenta a cercare significati improbabili a cui preferisce rispondere con uno dei suoi mugugni pregni di senso e poveri di parole. L’unica sua guida è il sole, che con i suoi tagli di luce che scandiscono le ore più solitarie della giornata danno nutrimento ai suoi quadri.

Il rispetto e la stima possono cambiare in un attimo, però, può bastare qualche commento malevolo a corte ed ecco arrivare la crisi, che accompagnata dalla morte del padre lo portano a isolarsi sempre di più in un paesino sul mare, insieme alla proprietaria della pensione in cui risiede, che diventerà la compagna dei suoi ultimi anni in un rifugio segreto a Chelsea.

Turner sente il peso del mondo che cambia intorno a lui, più che degli anni. La nave a vapore che prendeva è sostituita ormai dal treno e la sua paura è che anche un paesaggista come lui possa essere presto inutile in un mondo in cui una macchina infernale chiamata dagherrotipo in pochi secondi produce delle fotografie impeccabili. Proprio il tono della scena, esilarante, in cui si fa fotografare per capire come funziona, sintetizza bene quello dell’intero film, in bilico fra feroce ironia, un senso di urgenza malinconica e una cupezza funerea.

Combinazione particolare che solo per la grazia di Leigh e dei suoi interpreti riesce quasi sempre ad evitare la noia o la maniera, finendo per farci affezionare a un personaggio per molti versi esecrabile, rimanendo al suo fianco fino alla fine, così come accade alle due “signorine”, all’oscuro l’una dell’altra, vestali della sua quotidianità.

Al contrario di molti biopic di confezione Mr Turner sa essere sgradevole, spoglio, facendoci percepire un’epoca ben diversa e più precaria, in cui lo stesso rapporto con la malattia e i suoi effetti sul corpo era molto diverso.



Turner
Il trailer italiano del film - HD
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