Tris di donne e abiti nuziali, recensione del film di Vincenzo Terracciano

16 settembre 2009

Il film di Vincenzo Terracciano si presenta come un prodotto solido, abbastanza preciso nella progressione drammatica e soprattutto veicolo funzionale per prove d'attore convincenti. Su tutti, ovviamente, il solito mattatore Sergio Castellitto.

Tris di donne e abiti nuziali, recensione del film di Vincenzo Terracciano

Tris di donne e abiti nuziali - la recensione



In un contesto come quello del cinema italiano in cui l’attenzione alle regole specifiche dello scrivere non sembra quasi mai essere rispettata, o peggio ancora neppure tenuta in considerazione nello sviluppo di testi troppo spesso sciolti (e ritenuti erroneamente più “autoriali”), Tris di donne e abiti nuziali si propone fin dalle primissime scene come un prodotto che cerca nella solidità la sua forza primaria. Pur non essendo basato su una storia e su personaggi particolarmente originali, il film di Vincenzo Terracciano si poggia con la giusta lucidità su una sceneggiatura la cui progressione dalla commedia di costume al melodramma più trattenuto avviene in maniera puntuale e, cosa più importante, omogenea. Nella seconda parte del film poi vi sono alcune soluzioni di trama che risultano abbastanza originali, e che solleticano l'attenzione del pubblico sui fatti che stanno accadendo. Certo, un climax dalla presa emotiva maggiormente accentuata non avrebbe guastato, ma tutto sommato il film tiene anche nel finale.

Su una storia che procede dunque senza particolari intoppi il regista costruisce una messa in scena molto attenta alla caratterizzazione ambientale: Napoli, setting delle vicissitudini della famiglia Campanella, viene rappresentata senza il bozzettismo che troppo spesso accompagna questo tipo di lungometraggi: al contrario, ad uscire fuori con prepotenza è la malinconia notturna e la claustrofobia di luoghi chiusi, fumosi, dove si consuma lento ma infermabile il destino del sottobosco umano che è al centro della vicenda. Il pregio principale del film di Terracciano è quello però di essere ottimo veicolo per buone prove d'attore: in ruoli di supporto infatti fanno bella figura, oltre ai soliti, consumati caratteristi partenopei, Giovanna Rea, un sorprendente Paolo Briguglia e soprattutto la sempre bellissima Martina Gedeck. La parte del mattatore però, e non poteva essere altrimenti, la fa il protagonista Sergio Castellitto. Sarà pure vero che ormai questo attore sovrappone il personaggio al ruolo, ma è altrettanto inconfutabile il fatto che in qualsiasi produzione si cimenti, Castellitto riesce ad impreziosirla. Nella parte di Franco Campanella ci troviamo di fronte ad un interprete che con il solo linguaggio del corpo trova la forza di esprimere sensazioni intime come la frustrazione, la paura ed insieme la dignità dello sconfitto. Sergio Castellitto si conferma a nostro avviso il miglior attore che abbiamo da vent'anni a questa parte.



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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