Transcendence - la recensione del film di fantascienza con Johnny Depp

16 aprile 2014
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L'esordio alla regia di Wally Pfister non va oltre l'ibrido tra sci-fi e love story.

Transcendence - la recensione del film di fantascienza con Johnny Depp

A condurre la maggior parte dei film di qualunque genere cinematografico c’è una storia d’amore. E anche alla fine di questo sci-fi movie ciò che resta di palpabile è proprio l’amore tra gli scienziati e coniugi Caster, interpretati da Johnny Depp e Rebecca Hall. L’esordio alla regia di Wally Pfister, stimato direttore della fotografia dei film di Christopher Nolan e non solo, si insinua nello spazio che divide l’umanità dall’evoluzione tecnologica e tenta di immaginare cosa andrebbe perso nelle crepe che inevitabilmente si vanno a creare.

La sensazione che Transcendence abbia una qualche parentela con i film del regista di Inception e del Cavaliere Oscuro è giustificata, non soltanto dalla presenza dello stesso Nolan come produttore esecutivo. Il tema affrontato avrebbe potuto essere preso in considerazione anche da quest’ultimo, ma l’analisi e lo sviluppo sarebbero stati più profondi e possibilmente più complessi. Per quanto si tratti di una storia originale, scritta da un certo Jack Paglen, il concetto di intelligenza artificiale subisce qui una nuova vestizione senza essere significativamente rilevante.

In un futuro non troppo lontano, il dottor Will Caster mette a punto una macchina dotata di coscienza e intelligenza collettiva. Trovandosi lui stesso in punto di morte, viene convinto dalla moglie a fare una sorta di back up del suo cervello per duplicarlo tra le schede madri di quella macchina, fondendo così intelligenza artificiale e umana. Il viscerale rapporto tra i due evoca vagamente la vita dei coniugi Pierre e Marie Curie, anche loro pervasi, uniti e divisi tra amore e scienza.

Mentre le ceneri dello scienziato vengono deposte in un lago, la sua mente sopravvive in un server. Connesso ad internet, l’incorporeo Caster vaga nella rete, di computer in computer, libero di essere ovunque e di essere ovunque contemporaneamente. Il film qui osa il parallelo con Dio, il Creatore, una figura onnipotente la quale attraverso pericolose sperimentazioni genetiche ed ecosistemiche è capace di rigenerare la vita con la scienza. Ed è un peccato che questa, come altre le riflessioni etiche che sono il pane della science-fiction, resti in superficie.

Il computer artificiale, cosciente e inquietante, con brame di potere ha avuto molte vite nel cinema di genere. È sufficiente pensare al capostipite, riconosciuto nell’HAL 9000 di Stanley Kubrick, senza andare a disturbare le successive derivazioni. Che dormano pure tranquille mentre saranno raggiunte da Transcendence. Il film potrà lasciare un segno grazie a un finale sentimentale e semi capovolgente, ma la percezione è quella di un’occasione parzialmente sprecata.

 



  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
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