Sunset: la recensione del film di László Nemes in concorso al Festival di Venezia 2018

03 settembre 2018
2.5 di 5
3

Ricalcando lo stile formale del suo celebrato esordio, l'ungherese questa volta risulta vittima della sua ambizione.

Sunset: la recensione del film di László Nemes in concorso al Festival di Venezia 2018

L’incipit romanzesco, con la giovane Iris che torna a Budapest per lavorare da modista nell’elegante cappelleria che porta il suo nome, quello dei genitori morti in un incendio quando aveva due anni. La successiva trasformazione in fiaba, via via più nera e gotica, a sua volta destinata a mutare in un thriller, in un mistery dai risvolti orrorifici, quando il suo smarrimento e le risposte perennemente interrogative degli altri la portano a scoprire un fratello misterioso, e intrighi che riguardano quel negozio e la corte austroungarica.
Dove, ancora una volta, dopo Il figlio di Saul, László Nemes per orrore intende quelli della storia: lì, l’Olocausto; qui, il tramonto di un’era e di una civiltà che spalanca le porte all’oscurità violenta del Novecento.

Che l’ungherese fosse un regista ambizioso, lo avevamo capito già dal suo film precedente. Che il suo cinema fosse così fortemente costruito da e sulla forma, tanto da percorrere un crinale tanto ardito quanto rischioso - dove il rischio era ed è quello del formalismo, e di una pur colta e cinefila spettacolarizzazione dei suoi temi - anche.
Crinale dal quale questa volta, purtoppo, Nemes sembra ruzzolare giù, punito dalla voglia di arrivare troppo in alto.

Girato con uno stile troppo simile a quello di Il figlio di Saul, tra pedinamenti, andamento labirintico, focali corte che rendono nebbioso e ambiguo il mondo osservato dalla protagonista Iris, le oscurità rischiarate da fiamme o esposioni che accentano la confusione, lo smarrimento e i contrasti, Sunset vuole raccontare il crepuscolo di una civiltà pronta a tramutare i suoi vizi e le sue perversioni private e aristocratiche nella tragedia pubblica e generalizzata della Grande Guerra. Mettere in parallelo il mercimonio e lo strazio di corpi femminili con il macello delle trincee.

I suoi intenti e la sua estetica, però, sono ambigui come il comportamento della sua protagonista, sempre irrequieta e sempre incerta tra l’eleganza decadente e malata dello status quo, e il fiammeggiare sulfureo della rivolta. Tra la fedeltà a un nome, quello della sua famiglia diventata istituzione, e quella al sangue di un fratello mefistofelico.
Allo stesso modo, Nemes è perennemente in bilico tra concretezza e pretestuosità, tra spettacolo e riflessione, tra eleganza e formalismo, intelligenza e furbizia.
E il suo ondeggiare, più che intrigare - e lungi dall’affascinare - questa volta irrita.

Tramonto
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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