Total Recall - Atto di forza: la recensione del film con Colin Farrell

04 ottobre 2012
2.5 di 5
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Colin Farrell prende il posto di Arnold Schwarzenegger nel remake del famoso film di Verhoeven.

Total Recall - Atto di forza: la recensione del film con Colin Farrell

Ossessionato da indecifrabili sogni che lo vedono in fuga in compagnia di una donna misteriosa, l'operaio della Colonia Doug Quaid porta avanti di malavoglia una vita umile, in compagnia della bella moglie Lori. Doug si affida alla Rekall, una ditta che promette l'impianto di idilliache memorie preconfezionate, ma la sorpresa è dietro l'angolo: Doug non è chi pensa di essere, e non ha certo bisogno di memorie fittizie per la sua scarica di adrenalina.

Total Recall, pur ispirato a un racconto breve di Philip K. Dick noto in Italia come "Chi se lo ricorda", è dichiaratamente un remake dell'Atto di forza diretto nel 1990 da Paul Verhoeven.
Già gli sceneggiatori del prototipo espansero la scherzosa e paradossale storia dello scrittore in un contorto intreccio spionistico, sostituendo lo sberleffo destabilizzante di Dick con le battute che ci si aspettava da uno Schwarzenegger molto in forma. Kurt Wimmer e Mark Bomback vanno oltre, rinunciano al rapporto tra Marte e la Terra per uno scenario postapocalittico tutto terrestre, e praticamente cassano lo humor.
La scelta di un interprete dolente come Colin Farrell, non identificato con il cinema action al quale invece questo Total Recall appartiene in tutto e per tutto, è il primo dei segnali significativi per comprendere cosa sia cambiato a Hollywood in vent'anni. A uno spaccone simpatico come Schwarzy, mitologico nel suo corpo che negava ogni medietà, succede un apparente uomo comune, che favorisca l'immedesimazione veloce di un pubblico di teenager che per età anagrafica ha un'ironia ancora in fasce, e al quale viene risparmiato il gore del prototipo.

La messa in scena di Len Wiseman (creatore della saga di Underworld) può essere il secondo segnale: lì dove Verhoeven, in un'epoca pre-digitale, contaminava l'epica con il trash strafottente alla ricerca di una lettura personale, Wiseman è un fan che in scenografia e fotografia rimastica Blade Runner, Minority Report e Star Wars, mentre il dinamismo astratto di Kate Beckinsale fa pensare appunto a Underworld ma anche alla Jovovich dei Resident Evil.
Il risultato è corretto, con qualche sequenza d'azione ben coreografata, e piacerà al suo pubblico di riferimento. Dispiace piuttosto constatare che una professionale macchina cinematografica, tecnicamente superiore a quella di vent'anni fa, sia messa al servizio del passato remoto e recente, con una così scarsa voglia di scuoterlo.







  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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