Torna a casa, Jimi! Recensione

Titolo originale: Smuggling Hendrix

8

Torna a casa, Jimi!: la recensione della sorprendente commedia cipriota sui confini

-
Torna a casa, Jimi!: la recensione della sorprendente commedia cipriota sui confini

Yannis è un musicista fallito che vive a Nicosia, capitale di Cipro, una città divisa a metà. In arretrato con l'affitto, lasciato dalla fidanzata che ancora ama e in debito con gente poco raccomandabile, ha organizzato di lì a tre giorni una fuga in Olanda. A mandare all'aria i suoi piani ci si mette però il suo delizioso bastardino, Jimi (in omaggio a Hendrix), che pensa bene di sfuggirgli e attraversare il confine. Andarlo a riprendere è un attimo: il problema è riportarlo a casa, visto che le leggi impediscono di “importare” cibo, piante e animali da una parte all'altra. Yannis decide così di contrabbandare il suo cane, chiedendo aiuto a due improbabili e casuali complici: un turco “occupante” che vive nella casa che era dei suoi genitori, e un losco individuo che ha a cuore solo i suoi interessi. Alla fine riuscirà anche a coinvolgere l'incolpevole ex, come lui affezionata al vivacissimo Jimi.

Quando si parla di confini, oggi, si pensa subito a situazioni drammatiche, a muri e a paesi a noi lontani come Messico e Stati Uniti, non certo a zone geograficamente così vicine come l'isola di Cipro nel Mediterraneo. Eppure, dal 1974, dopo l'invasione turca che spinse a sud i greco-ciprioti, questo luogo bellissimo e così denso di storia è diviso in due parti: a nord il dominio turco, al di sotto la Repubblica di Cipro, con settori militari controllati dalla Gran Bretagna, mentre l'Onu fa da guardia alla zona cuscinetto tra le due repubbliche. Dal primo maggio 2004 l'isola è entrata a far parte dell'Unione Europea e le cose per certi versi sono migliorate, anche se la divisione resta. Una situazione assurda e paradossale, uno status quo che non fa, evidentemente, nemmeno più notizia.

A riportarla al centro dell'attenzione è Torna a casa, Jimi!, opera prima del regista greco-cipriota Marios Piperides, una commedia intelligente, garbata e con un buon ritmo che senza predicozzi e grandi ambizioni riesce nell'intento di unire divertimento e riflessione, aprendoci oltretutto una benvenuta finestra su location che non siamo soliti vedere al cinema e che diventano uno dei punti di forza del film. Le zone di confine che Jimi attraversa liberamente e Yannis non può oltrepassare senza documenti sembrano uscite da un vecchio film del dopoguerra ed evocano Paesi divisi da muri abbattuti o in costruzione: case diroccate, edifici disabitati, pattuglie di soldati che si parlano da una parte dall'altra in diversi dialetti e un'impressione di abbandono e distrazione che è in realtà solo apparente.

Il confine è un'anomalia, una terra di nessuno che non ha ragione di esistere e separa arbitrariamente esseri umani che – se avessero occasione di conoscersi, come accade nel film – probabilmente litigherebbero, ma alla fine scoprirebbero di avere parecchio  in comune. Aiutati da una sceneggiatura ben calibrata e credibile, gli attori la arricchiscono con performance molto naturali, a partire dal protagonista Adam Bousdoukos, che ricordiamo in Soul Kitchen, e che ha la simpatia, la fisicità e anche a tratti l'arroganza di uno che non ha più nulla in cui sperare e che si è lasciato andare, ma è costretto a rendersi conto che c'è chi sta peggio di lui. A dargli man forte sono due interpreti turchi per noi sconosciuti ma entrambi bravissimi: Fatih Al, che interpreta “l'usurpatore”, il "nemico" che vive nella casa che un tempo era della famiglia di Yannis e Ozgur Karadeniz nei panni di Tuberk, irresistibile trafficante. 

Il resto lo fa il cagnolino, unico essere vivente libero come l'aria che se ne frega dei confini, dei pericoli, degli amori finiti, dei rimpianti e delle liti tra esseri umani, e la cui sconfinata spensieratezza rende ancor più assurda, per contrasto, l'incapacità dei suoi padroni di godersi quello che hanno, in pace con gli altri e senza farsi del male a vicenda. Tra le molte gag visive e verbali di cui il film è disseminato  (come l'onnipresenza della bandiera turca agli occhi di Yannis o la discussione su Ralph Macchio di Karate Kid), ci ha colpito che il negozio di biancheria intima sotto casa del protagonista si chiami, ironicamente, No Borders, una dichiarazione d'intenti che ci induce a chiederci se davvero siamo capaci di spogliarci di tutte le nostre sovrastrutture per comprendere che l'unica cosa per cui vale la pena lottare è la libertà di essere quello che vogliamo e di vivere in pace.

Torna a casa, Jimi!
Trailer Ufficiale Italiano del Film - HD
1521


Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
Lascia un Commento