The Twilight Saga: Eclipse Recensione

Titolo originale: The Twilight Saga: Eclipse

Share

Twilight Saga: Eclipse - la nostra recensione

- Google+
Twilight Saga: Eclipse - la nostra recensione

Twilight Saga: Eclipse - la recensione

A dispetto del suo titolo, non c’è nulla in questo terzo episodio della saga di Twilight che venga nascosto, adombrato, oscurato. Al contrario, tutto diviene sempre più evidente, più chiaro. Più definito, come l’ostentata muscolatura di Jacob e del suo branco di lupi.

Che Eclipse sia il più “adrenalinico” e movimentato dei capitoli finora prodotti è difatti indubbio, ma l’incipit ad alta tensione, le scene di schermaglie o la battaglia del finale non nascondono affatto tutto l’impianto ideologico della serie: ne sono, al più, sintomo e amplificazione.
Più che sotto il segno dell’adrenalina, infatti, il film nasce e si sviluppa sotto quello del testosterone: quello generato dalla lotta tra i due galletti del pollaio Edward e Jacob, dalla loro inimicizia virile esplicitata fino all’inverosimile, dall’alleanza loro e delle loro specie per far fronte comune contro un esercito nemico capeggiato da un altro essere che fa quel che fa seguendo un impulso puramente ormonale, dalla voglia di menar le mani che si esplicita prima in allenamenti e poi in lotte vere e proprie.

Ma tutto questo non è (solo) il tentativo di catturare quanto più pubblico maschile possibile, fermo restando l’appeal delle vicende per quello femminile, quanto piuttosto una logica conseguenza dell’ideologia puritana e bacchettona sottesa al neoromanticismo connaturata all’immaginario della mormona Stephenie Meyers. Un’ideologia che in Eclipse raggiunge notevoli livelli di perversione: dal matrimonio estorto in teoria e sotto ricatto, alle ipocrisie sessuali assatanato-moraliste dei protagonisti e molto altro ancora.

E in tutto questo, fingendo (a sé stessa?) di essere centro unico e pulsante della propria vita e delle proprie decisioni, Bella ribadisce quello che è un carattere nemmeno troppo labilmente passivo-aggressivo messo in mostra fin dal proprio capitolo: la giovane aspirante vampira si fa sballottare, letteralmente, di qua e di la dai suoi due pretendenti, che in questo film appaiono ben più interessati a ribadire il loro possesso che non ad amare ed essere amati.
Fa strano vedere un personaggio così nelle mani di quello stesso  David Slade che aveva diretto il durissimo Hard Candy. Ma oramai lo sappiamo: sono queste le regole dell’universo di Twilight, e rispettarle è un obbligo (im)morale nei confronti delle tonnellate di fan adoranti che, anche in questo caso, non rimarranno affatto delusi.

Ché forse è vero, come da molti sostenuto, che questo terzo sia il miglior capitolo della serie. Ma lo è anche che questo accade nel segno di un progressivo farsi icona e ideale paradossalmente sempre meno sanguigno e carnale (in questo senso con perferra coerenza rispetto a New Moon), come perfettamente esemplificato dall’assurda scelta di casting che vede Rachelle Lefevre  sostituita nel ruolo di Victoria da una Bryce Dallas Howard che ha più nome ma (in questo caso) assai meno personalità.



Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Lascia un Commento