The Tree of Life - Un'altra lingua

16 maggio 2011
4.5 di 5

Non è azzardato affermare che l'intera storia della produzione artistica umana sia perfettamente circoscritta dal triangolo formato da Vita, Amore e Morte. Tutto parla di quello, tutti parlano di questo, in un modo o nell’altro

The Tree of Life - Un'altra lingua

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The Tree of Life - la recensione del film di Terrence Malick


Non è azzardato affermare che l'intera storia della produzione artistica umana sia perfettamente circoscritta dal triangolo formato da Vita, Amore e Morte. Tutto parla di quello, tutti parlano di questo, in un modo o nell’altro. C’è chi lo ammette esplicitamente e chi lo maschera attraverso lo stringere il fuoco su altri (sotto)temi.
Non solo Terrence Malick non si maschera, ma esplicitamente va a toccare praticamente ogni area di quel triangolo, esprimendosi in modi che sono filosofici, religiosi, quasi mistici, eppure terribilmente emotivi. Lontano dall'essere un ponderso e pedante trattato, The Tree of Life è perfetta trasposizione cinematografica dell'astrazione evocativa e delle possibilità di rielaborazione linguistica della poesia.

Attraversando - letteralmente - lo spazio e il tempo, dilatandoli per concentrarli unicamente in un singolo momento e luogo, Malick parte da una vicenda privata e dolorosa - un figlio diviso tra un padre troppo severo e una madre amorevole, il lutto di un fratello morto, una vita di silenzi e incomprensioni - per abbracciarla con empatia e renderla universale, concentrandovisi per poi partire alla volta di digressioni che vanno dal microscopico all'infinito cosmologico. Trovando nel commovente approdo su una spiaggia ultraterrena la perfetta sintesi tra le diverse dimensioni spazio-temporali (e narrative) del suo film.

The Tree of Life parla di cose note e magari già dette, di temi e immagini più volte sviscerati. Ma Terrence Malick non guarda al mondo come gli altri. E soprattutto parla un'altra lingua, una lingua tutta sua, che in questo film viene portata ad una perfezione formale che lascia interdetti. Non vi è singola inquadratura, in The Tree of Life, che non sia da ammirare: non foss'altro che per la bellezza pura che rappresenta.

È magari ostica, la lingua di Terrence Malick, di certo spesso ermetica. Volutamente non è rivoluzionaria, ma coerente a sé stessa e di altissimo livello. Potente senza alcuna violenza emotiva, al contrario fondata su un'essenzialità dilatata che alterna e mescola la bellezza della semplicità con lo stupore delle elaborate costruzioni estetiche, sintattiche e semantiche.

Figlio di urgenze personali, dotato del respiro ampio della testarda e libera ricerca esistenziale, sa The Tree of Life non interessa convincere nessuno di nulla, né impartire una lezione, né imporre una visione. Si basta, in tutta la sua ipnagogica magniloquenza.

È un poema di dueoreediciottominuti che cerca con ostinazione in sé stesso e nel suo lavoro espressivo la sintesi estrema e articolata dell'Amore, della Vita, della Morte. Di Dio. Cerca in sé stesso la bellezza pura e dolorosa. Trovando e trovandosi.
Trovandoci. Lentamente, nel tempo, ma inesorabilmente.





  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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