The Suicide Squad: recensione dello stravagante film di James Gunn

02 agosto 2021
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Quando la follia di autore incontra i mezzi di Hollywood, nasce The Suicide Squad.

The Suicide Squad: recensione dello stravagante film di James Gunn

Fa un certo effetto vedere come si combinano insieme la follia di un autore e i grandi mezzi del cinema hollywoodiano. Perché quello che risulta evidente guardando The Suicide Squad, è che James Gunn avesse davvero la più totale libertà artistica per fare qualunque cosa gli passasse per la testa. La storia del film mette insieme su larga scala idee tanto bislacche che gli executive dello studio di produzione, leggendole su carta, devono essere impalliditi. E forse non saremmo arrivati a questo se l'universo cinematografico DC Comics fosse stato coeso nelle intenzioni e solido nei risultati. E se la Disney non avesse licenziato (e poi riassunto) Gunn dall'universo Marvel. Di fatto, The Suicide Squad è un investimento sulla psiche ludica di un regista visionario.

Leggere nero su bianco qualcosa come "una stella marina gigante ciclopica spara mini versione di se stessa trasformando la gente in pseudo zombie", deve aver richiesto un enorme sforzo di immaginazione per chiunque non fosse nella mente di James Gunn. Anche con eventuali tavole grafiche e disegni già approntati per rendere l'idea. Quindi sì, The Suicide Squad è un film d'autore che non potrebbe essere più lontano dall'abituale concezione che abbiamo dei film d'autore. Nessun provocatorio dramma esistenziale o riflessioni stratificate sul significato di temi controversi, né silenti piani sequenza in cerca di una scabra atmosfera e men che meno spazi narrativi volutamente tronchi per essere riempiti da un'angoscia personale. L'autorialità di James Gunn è una pasta fatta di puro divertimento infantile unito alla consapevolezza di un adulto che non ha mai indossato giacca e cravatta.

La stravaganza del film procede spedita come un treno tanto sul fronte visivo quanto concettuale. The Suicide Squad è folle, ma è anche esteticamente bello. Ci sono inquadrature che sembrano uscite dal movimento della Pop Art in cui si cela la volontà di rivoluzionare il genere dei supereroi o quantomeno di dargli uno scossone per sostenere le opinioni di chi dice che si sia arrivati a saturazione. E intanto saturi sono i colori aggressivi nel calibrato lavoro sul look delle immagini che tiene basso il contrasto tra chiaro e scuro, ma tira fuori l'intensità di rosso, blu e giallo e tutte le sfumature derivate fino al fucsia della stella. Sì, perché in questa opera il nemico numero uno è fucsia. E allora vitalità sembra essere la parola chiave usata da James Gunn per spiegare al suo team di artisti, digitali e non, su quale perno il suo caleidoscopico film dovesse roteare.

Un rischio c'era e fortunatamente è stato solo sfiorato. In questa fiera di creatività, incluse le sequenze che sembrano portare storia e personaggi in una direzione solo per prenderci temporaneamente in giro, si poteva generare un vortice di stanchezza per eccesso di invenzioni. Se un uomo con un complesso edipico ha il superpotere di sparare i pois e uno squalo antropomorfo possiede un quoziente intellettivo prossimo allo zero sono soltanto la punta dell'iceberg dell'estrosità del film, per tenere tutto in piedi la struttura doveva essere particolarmente solida. Lo script infatti non deraglia e Gunn trova il modo nonostante tutto di tenere il fuoco sui personaggi e sui loro obiettivi individuali che convergono verso la risoluzione finale. Porta frutti anche la direzione degli attori che consente a Viola Davis, Idris Elba e John Cena di offrire interpretazioni perfettamente allineate. Un caso a parte è quello di Margot Robbie, la quale continua ad essere una dea scesa sulla Terra in uno dei migliori matrimoni tra attore e personaggio mai visti sullo schermo. La sua Harley Quinn è deliziosamente imprevedibile, fuori controllo e regala al regista l'ispirazione floreale con fucili alla mano, per quella che è la migliore scena di tutto il film.



  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
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