The Social Network - la recensione del film di David Fincher

09 novembre 2010
4 di 5

Due dei più importanti uomini di cinema contemporanei, il regista David Fincher e l’autore Aaron Sorkin, fondono le proprie competenze per raccontare la storia della nascita e dell’affermazione di Facebook, giocattolo di Mark Zuckerberg che lo ha creato non senza “ombre” e cause intentate contro di lui. Mangifico esempio di cinema che ...

The Social Network - la recensione del film di David Fincher

The Social Network - la recensione

David Fincher merita di essere considerato tra i cineasti contemporanei maggiormente innovativi, in quanto sta tentando di tradurre in una visione adatta al pubblico di oggi la lezione di molto cinema americano del passato. Lo spirito liberal e sanamente indagatore degli anni ’70, che molto spesso si poggiava sulle basi funzionali del genere – ed anche su sceneggiature nella maggior parte dei casi inattaccabili – è stato fatto proprio dal regista che, in maniera sicuramente alterna ma comunque pienamente visibile, sta tentando di gettare uno sguardo non banale né conciliatorio sulle contraddizioni del nostro tempo.
Questo suo ultimo The Social Network spinge ancora più avanti il tentativo di Fincher, in quanto sintetizza con perfetta armonia la sua ricerca estetica dentro un’idea di messa in scena che si fa man mano “nuovamente” classica, senza per questo tralasciare l’indagine sociale e civile sull’America contemporanea.
Ma facciamo un passo indietro e torniamo al lavoro precedente di Fincher. A ben guardare, quasi ognuno dei suoi lungometraggi ha provato a fungere come specchio di un aspetto più o meno contraddittorio della società americana di oggi. Il serial killer di Seven si scagliava contro i peccati capitali che ormai regnavano incontrastati sulla morale comune. Il Nicholas Van Orton di The Game si trovava a passare guai di ogni sorta fondamentalmente a causa del suo arrivismo e della perdita di valori. Sul messaggio critico nei confronti dello status quo e del perbenismo di Fight Club è inutile spendere altre parole.
La volontà di Fincher di rappresentare le problematiche del nostro presente con toni apocalittici e visioni da incubo si è poi pian piano orientata verso una propensione più lineare e pacata della messa in scena. Un film di svolta è stato senz’altro Zodiac, dove il cineasta ha riproposto al pubblico la spinta liberal e indagatrice di cineasti come Sydney Pollack, Sidney Lumet, Alan J. Pakula. La volontà di mettere l’informazione al servizio del cittadino che muove i due reporter protagonisti di questo film, interpretati da Robert Downey Jr. e Jake Gyllenhaal, rimanda direttamente a quella della mitica coppia formata da Robert Redford e Dustin Hoffman in Tutti gli uomini del presidente.

Ebbene, come anticipato The Social Network sintetizza in qualche modo tutto quanto sperimentato da Fincher in passato: si tratta del primo lungometraggio che mette al centro della storia, legittimandolo definitivamente agli occhi del pubblico, l’ultimo e più potente dei media informativi, internet, strumento principale di connessione globale. Attraverso la storia della nascita di Facebook e delle vicende giudiziarie legate al suo creatore Mark Zuckerberg, viene raccontata in filigrana la frammentazione psicologica ed emotiva delle generazioni più (ma anche meno) giovani, assuefatte dalla possibilità di stringere rapporti virtuali potenzialmente infiniti ma sempre più in difficoltà quando si tratta di stringerne nella vita reale. Zuckerberg, interpretato con notevole aderenza da Jesse Eisenberg, diventa in questo modo anti-eroe e simbolo di questa contraddizione tutta contemporanea, senza diventare in alcun momento retorico oppure invasivo rispetto alla costruzione narrativa. Merito di questo va anche attribuito alla penna finissima di Aaron Sorkin, genio assoluto quando si tratta di far passare un messaggio civile o sociale dietro dialoghi taglienti e trame composite. Dal canto suo Fincher dirige il film mettendo l’inquadratura al servizio di dialoghi ed attori, molto più che nei lavori precedenti. Pur essendo notevolmente elegante nella fotografia e perfettamente scandito nel montaggio, The Social Network non antepone mai la messa in scena alla storia e ai personaggi, trovando un impressionante equilibrio tra visione e narrazione.

C’è chi ha accostato quest’ultimo gioiello di Fincher a Quarto potere di Orson Welles: per quanto possa risultare azzardata, l’idea ha un suo fondamento. Se dal punto di vista prettamente cinematografico i due lungometraggi non sono neppure avvicinabili – Welles con Citizen Kane ha riscritto l’estetica del cinema americano e mondiale, definendola negli anni a seguire – alcune similitudini sono evidenti: prima di tutto la scomposizione temporale della storia, ricostruita ad arte sull’evoluzione (o involuzione) del personaggio principale, fino a regalarne al pubblico un ritratto in chiaroscuro di affascinante ambiguità. In secondo luogo la riflessione profonda sul mezzo di comunicazione preso in considerazione: come Welles mostrava senza paura il pericolo di un uso improprio e personale della carta stampata anche Fincher ci insinua il dubbio, la sottile inquietudine che si accompagna all’uso di internet come possibilità/illusione di vita sociale. L’accostamento tra i due film è quindi plausibile, e forse a pensarci per primo non è stato tanto il cineasta quanto Aaron Sorkin, uno scrittore che da sempre riflette sull’ingerenza dei media nei confronti dei fruitori, e soprattutto sulla responsabilità etica e civile di chi controlla l’informazione.

Matrix ci aveva propinato la visione inquietante di un’umanità costretta dalla “macchina” a vivere una realtà virtuale, fittizia. The Social Network in qualche modo supera questa visione fantascientifica e ce ne propone una molto più reale e preoccupante: è il singolo individuo che ha scelto più o meno consapevolmente di connettersi alla “macchina” per cercare una connessione più o meno fittizia con quello che ci circonda. Senza voler colorare questo aspetto con discorsi ormai retrogradi noi ci limitiamo a constatare che Fincher, Sorkin, Eisenberg e il loro magnifico film ci mostrano senza retorica il lato scintillante (ed insieme oscuro) di chi più di tutti ha permesso che questo accadesse.

The Social Network
Nuovo trailer del film basato sulla storia dei fondatori di Facebook


  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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