The Raven - la recensione del film con John Cusack

19 marzo 2012
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Protagonista del film è il grande Edgar Allan Poe. Ma va ammesso che Poe, con il film, c'entra pochissimo. Lo guardi, The Raven, e non puoi fare a meno di pensare a From Hell.



Lo guardi, The Raven, e non puoi fare a meno di pensare a From Hell.
Un po’ perché, 40 anni più, 40 anni meno , l'epoca è quella: qui siamo nel 1849, lì nel 1888). Un po’ perché si parla di serial killer e sfide personali con chi indaga. Un po’ perché l’Edgar Allan Poe di  Cusack ha un debole per i paradisi artificiali proprio come l’ispettore Abberline di Depp.
Poi, forse, conta inconsciamente anche il link implicito rappresentato da Alan Moore, autore della graphic novel che ispirò l’isolato exploit dei fratelli Hughes e anche di quella da cui è stato tratto il primo e miglior film di James McTeigue, V per Vendetta.
Però, in The Raven, Moore non c’entra affatto.

E va purtroppo ammesso che persino Edgar Allan Poe, con
The Raven, c’entra pochissimo. L’aver incentrato la storia sulla figura del celebre poeta e scrittore statunitense è infatti una scelta quasi pretestuosa, per non avere il John Smith di turno come protagonista di una vicenda strizza esplicitamente l’occhio a quella di Seven, pur edulcorata e fatta viaggiare indietro nel tempo.
Scritto da Ben Livingston e Hannah Shakespeare (che non sembra aver ereditato un gran talento dal teorico avo), The Raven non presenta grandi tratti d’originalità, né riesce (o vuole) in alcun modo attingere allo spirito innovativo, gotico, macabro e orrorifico dello scrittore.
Nulla a che vedere, quindi, con i tanti adattamenti cormaniani delle opere di Poe degli anni Sessanta, quelli che vedevano protagonista Vincent Price e che proponevano personali arrangiamenti di singole storie e racconti.

Il film di
McTeigue ha infatti un gusto tutto moderno, specialmente nei tanti tentativi di barocchismo visivo e nella cinetica costante, limitandosi a prendere un paio di spunti dalla vita e dalle opere di Poe (da "I delitti della rue Morgue" al "Mistero di Marie Rogêt", passando per "Il pozzo e il pendolo", "La maschera della morte rossa" e "La sepoltura prematura") per costruirvi sopra una vicenda più banalmente e risaputamente gialla che del grottesco e dell’arabesco, o comunque del terrore.
Non bastano quindi un John Cusack decente anche nel recitare con la mano sinistra o le grazie, mai esibite, di Alice Eve a riscattare The Raven da una medietà anonima e mai incisiva.
Come ha scritto Kim Newman oltremanica, l’Edgar Allan Poe feroce critico, prima ancora che scrittore, non gliel’avrebbe fatta passare liscia.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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