La recensione di The Millionaire, il nuovo film di Danny Boyle

04 dicembre 2008
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In America ha già sbancato i botteghini e c’è chi è pronto a giurare che farà il pieno di Oscar. Comunque andrà, The Millionaire di Danny Boyle è destinato a suscitare l’interesse di ogni tipo di pubblico. Proviamo a capire perché, dissentendo da quanti lo ritengono un film patinato e un po’ furbo.

La recensione di The Millionaire, il nuovo film di Danny Boyle

The Millionaire - la recensione

Per ammissione dello stesso regista Danny Boyle, The Millionaire ha tutte le caratteristiche di un film da Oscar: personaggi animati da forti passioni, un amore che sopravvive alla miseria e sconfigge la violenza, l’ambientazione esotica. La stessa storia raccontata – il ragazzo povero di una baraccopoli di Bombay che diventa una star del quiz televisivo "Chi vuol esser milionario?" - altro non è che l’ennesima variante di Rocky o di qualsiasi altra vicenda con protagonista un self-made man. Anche questo, come sappiamo, agli americani piace. Se si guarda infine all’impeccabile fotografia di Anthony Dod Mantle, che restituisce la liquidità dello sguardo di un bambino, la brillantezza di un sari, il fascino retrò di una stazione inglese, si potrebbe individuare nell’ultimo lavoro dell’autore di Trainspotting un’operazione a tavolino, un prodotto freddo, un film “ricattatorio” perché perfettamente consapevole delle emozioni suscitate e delle corde toccate.

Ci piace pensare che le cose non stiano affatto così e che The Millionaire sia un profondo atto d’amore verso Bollywood e verso Bombay. Per capire The Millionaire forse basta lasciare da parte quell’atteggiamento smaliziato che troppo spesso toglie immediatezza alla fruizione di un’opera d’arte. Per capire il film, dobbiamo “abbracciarlo”, “accoglierlo”, nella sua miscela di culture antitetiche, nel suo continuo oscillare tra la favola e il dramma. In fondo è così che l’uomo occidentale dovrebbe avvicinarsi all’India, accettando i suoi contrasti, le sue contraddizioni. Il primo a farlo è stato proprio Danny Boyle, che si è intrufolato, con una troupe leggera, fra gli slums di Mumbai. Lo ha fatto senza programmare nulla, confidando unicamente nella magia di un luogo e di un popolo imprevedibili e spontanei. Di questo popolo il regista inglese sembra aver capito e rispettato i gusti cinematografici, accentuando a ragione i toni melodrammatici e non rinunciando al lieto fine. Di anglosassone, The Millionaire ha invece quel quiz televisivo – Chi vuol essere milionario?, appunto – che è nato proprio in Inghilterra e che poi è stato esportato in quasi tutti i paesi del mondo, e che viene raccontato con lucidità e intelligenza. Occidentale è anche l’impianto narrativo. La sceneggiatura, scritta da Simon Beaufoy (Full Monty), ha la complessità e l’originalità di tanti buoni film hollywoodiani. L’idea di legare a ogni domanda del quiz un episodio della vita di Jamal infatti è ottima, anche se alla lunga il meccanismo risulta ripetitivo.

Vicina a noi, infine – e sembra un paradosso - è perfino Bombay, ripresa, mostrata e in parte ricostruita come la Londra di Charles Dickens, città smisurata che si sviluppa a un ritmo vertiginoso fra poveri sempre più poveri e ricchi sempre più ricchi. La vera meraviglia di The Millionaire, però, sono gli attori bambini che interpretano Jamal e suo fratello Salim da piccoli. Toccano a loro le scene più belle e commoventi del film, quelle in cui leggiamo la forza e l’amore per la vita di un popolo disgraziato che proprio in questi giorni sta vivendo una brutta pagina di storia.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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