The Last Song - la recensione del film con Miley Cyrus

26 aprile 2010
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Questo teen-rom-drama costruito su misura intorno alla diva Miley Cyrus a partire dall’ennesimo best seller strappalacrime di Nicholas Sparks, è perfettamente assimilabile per tematiche, toni e persino certe scelte di regia a quello che oggi, in casa nostra, chiamiamo il cinema “mocciano”.

The Last Song - la recensione del film con Miley Cyrus

The Last Song - la recensione

Esiste una (in)sensibilità relativa a storie e racconti con/ per gli adolescenti che appare chiaramente universale. Perché questo The Last Song, teen-rom-drama costruito su misura intorno alla diva Miley Cyrus a partire dall’ennesimo best seller strappalacrime di Nicholas Sparks, è perfettamente assimilabile per tematiche, toni e persino certe scelte di regia a quello che oggi, in casa nostra, chiamiamo il cinema “mocciano”.

Ovvio che le analogie riguardino principalmente la storia d’amore tra il personaggio della Cyrus e quello interpretato dall’anonimo Liam Hemsworth, e più in generale tutta quanta la rappresentazione del microcosmo adolescenziale; ma persino nelle linee narrative apparentemente più aliene al filone nostrano, come quella del rapporto tra la ragazza e il padre e tutto quello che vi ruota (tragicamente) intorno, sembrano risuonare di tonalità conosciute. Non è ovviamente questione di chi copi chi, né di globalizzazione del gusto, quanto di un progressivo processo di standardizzazione produttiva che riguarda entrambe le sponde dell’oceano: un processo per il quale ci si appoggia su quanto ci sia di più essenziale nel ritratto di una fase della vita e dei sentimenti che la possono agitare (dove per essenzialità s’intende la riduzione cartolinesca, la ricerca della massimizzazione del risultato -necessariamente immediato- attraverso il minimo sforzo di strutturazione e comprensione), che peraltro tradisce un certo conservatorismo di fondo utile non solo e non tanto alla perpetrazione di un certo status quo sociale e sentimentale quanto all’ottenimento del consenso più ampio e alla riduzione dell’obiezione.

Come però spesso accade, in questo contesto è il cinema a latitare quasi del tutto: persino se dietro al progetto c’è una potenza come la Disney. Ammesso e non concesso che la scrittura debba essere funzionale alle esigenze fino a qui esposte, e alla consacrazione della Cyrus, la patinata intangibilità della mano della regista Julia Anne Robinson non si giustificano nemmeno considerando che The Last Song è il suo primo film dopo anni di lavoro in serie televisive. E sul fronte interpretativo, tra broncetti e sguardi languidi, rabbie che si sfogano battendo il piedino per terra e commozioni teleguidate, non basta la compassata credibilità di un attore vero come Greg Kinnear (che ci dovrebbe spiegare come sia finito lì in mezzo) a tenere in piedi il baraccone.

The Last Song
Il trailer del film con Miley Cyrus


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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