The Giver - Il mondo di Jonas - La nostra recensione

10 settembre 2014
2.5 di 5
30

Arriva sullo schermo il primo di una tetralogia best-seller di romanzi per ragazzi.

The Giver - Il mondo di Jonas - La nostra recensione

Pubblicato ventun anni fa, "The Giver" è diventato uno dei best-seller per ragazzi più venduti e amati in tutto il mondo e in America è ancora spesso adottato come testo di lettura nell'equivalente delle nostre scuole medie (dove non è vietato per i temi forti che tratta). Ha dato vita a tre sequel ed è tanto popolare che  Jeff Bridges – qua in veste di attore e  produttore – sognava da sempre di portarlo sullo schermo col padre Lloyd nel ruolo dell'Anziano Donatore. Non essendoci riuscito, ne ha addirittura girato una versione casalinga – e ovviamente inedita – con lui e il nipote nel ruolo di Jonas.

Ma da cosa deriva il fascino di questo romanzo di Lois Lowry? Dai mondi utopici/distopici la recente letteratura di fantascienza per ragazzi è particolarmente attratta (dimentichiamo per un po' i classici per adulti di Ray Bradbury, Aldous Huxley, George Orwell e Philip K. Dick). Dalla saga di Hunger Games a quella di Divergent; solo nell'ultimo decennio questi temi si sono moltiplicati in modo esponenziale. Di fatto le nostre paure per i nostri figli e nipoti in un momento in cui la civiltà sembra regredire alla barbarie di pari passo con l'avanzare dello sviluppo tecnologico, si traducono in storie che dicono che, per quanto orribile possa sembrare a volte il mondo in cui viviamo, meglio tenerselo stretto perché al peggio non ci sono limiti.

Ciò detto, non si trattava di un'impresa facile quella a cui si sono accinti Phillip Noyce e lo sceneggiatore Michael Mitnick: a detta della stessa autrice, in questo primo volume della tetralogia di Jonas, “non c'è molta azione”.  A prevalere è la descrizione, inquietante e precisa, del mondo  e della crescita interiore del futuro Raccoglitore di Memorie.

Nel libro, il protagonista ha 11 anni ed è alla Cerimonia dei 12 che apprende il suo ruolo nella comunità. Nel film, come spesso accade, ne ha almeno 17 (anche se Brenton Thwaites - allocco principe Filippo in Maleficent, qua in un ruolo più gratificante -  ha in realtà 25 anni). Nel mondo di Jonas il linguaggio è semplificato, i colori e le differenze resi invisibili, l'uniformità è la felicità e la simmetria dell'architettura rispecchia una società imposta dall'alto. Il pensiero è abolito, la responsabilità e la libertà di scelta sono concetti astratti. Non esistono animali, non ci sono guerre, violenze o carestie ma un controllo delle nascite che prevede l'eutanasia, famiglie create dagli Anziani in base alla compatibilità, bambini partoriti da ragazze appositamente delegate a questo compito, droghe per sopprimere le emozioni. E' un mondo ordinato, pulito, agghiacciante, che per sopravvivere ha bisogno di una memoria del passato, qui concentrata tutta in un unico Anziano che ha il compito di passarla al prescelto Jonas, che darà il via alla rivoluzione, quando scoprirà l'amore.

I temi del libro sono tanti, interessanti e affrontati con semplicità e chiarezza dalla Lowry.  Quella cunematografica è una trasposizione riuscita? Sicuramente la componente visuale del film è quella che resta più impressa: il bianco e nero che lascia gradualmente il posto al colore, le scenografie di un mondo immaginario che diventa reale e che ricorda un po' quello di una serie tv di culto come l'inglese Il prigioniero.. Anche se l'audace scommessa di attori e autori in America non è stata premiata come ci si aspettava,  in The Giver non mancano i motivi di interesse. Film come questi, poi, possono avere una funzione importante al di là dei loro oggettivi meriti o demeriti: conquistare alla causa della lettura - e del pensiero critico - molti giovani spettatori.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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