The Double - la recensione del film con Richard Gere

08 marzo 2012

Ordinario. È l’aggettivo più gentile che possa essere accostato al film che segna l’esordio alla regia di Michael Brandt



Ordinario. È l’aggettivo più gentile che possa essere accostato a The Double. Questo film segna l’esordio alla regia di Michael Brandt, sceneggiatore di 2 Fast 2 Furious e Wanted insieme a Derek Haas, al quale è doveroso augurare migliore fortuna. Il film ha una storia lacerata che la regia stessa non può ricucire, questo appare evidente molto prima dei titoli di coda. Sarebbe ingiusto accollare i demeriti al solo Brandt, in quanto è l’intera produzione a suggerire che The Double sia stato realizzato velocemente, con pochi soldi e con attori sul set in modalità pilota automatico.

Richard Gere interpreta un agente della CIA in pensione che per anni ha dato la caccia a un terrorista internazionale soprannominato Cassius (Cassio nella versione italiana). È evidente il richiamo al noto e temuto Carlos lo Sciacallo, raccontato in molti film di spionaggio, che attualmente sta scontando l’ergastolo in Francia. Specializzato nel taglio della gola per eliminare le sue vittime, apparentante Cassius si rifà vivo dopo vent’anni di silenzio sgozzando un senatore americano. Gere viene richiamato ed affiancato ad un giovane agente dell’FBI che ha il volto di Topher Grace.

In una trama giallo/thriller sono fondamentalmente due le scelte per inserire i colpi di scena: a schiaffo, per garantire l’effetto sorpresa (es.: il vostro panettiere di fiducia viene arrestato all’improvviso), oppure dosato sull’aspettativa del pubblico, informato in anticipo degli eventi in procinto di colpire i personaggi della storia (es.: sapete il vostro panettiere di fiducia sta per essere arrestato, ma lui ne è ignaro). Questa seconda caratteristica fa perno sulla suspense di cui Alfred Hitchcock è stato maestro, e richiede un talento narrativo e visivo saperla mettere efficacemente in scena. La storia di The Double propone entrambi gli elementi. Entro il primo quarto d’ora, lo spettatore riceve un’informazione cruciale che chi legge e desidera non sapere, è bene che termini qui la lettura.

Questa informazione compare addirittura nel trailer americano del film, mentre in quello italiano non ce n’è traccia. L’agente della CIA in pensione è lui stesso il terrorista ricercato. Nessuno sa che ha incarnato questo doppio ruolo per decenni essendo di fatto una spia russa infiltrata nel cuore dell’Intelligence. Lo sviluppo della trama da quel momento in poi non ha i mezzi per reggere la presunta tensione in grado di agganciare il pubblico che ne sa più di ogni altro personaggio del film. I successivi punti di snodo sono troppo repentini, come spesso accade nei thriller mediocri, e peccano in trascuratezza. Gli sceneggiatori si sono probabilmente resi conto dei difetti, optando per una cura che ha peggiorato l’intera struttura, il secondo colpo di scena con sorpresa a chiudere i giochi. Arrivati qui, però, anziché sbalordirsi ci si sconforta definitivamente.



  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
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