Tango Libre - la recensione del film di Frédéric Fonteyne

20 gennaio 2014

Celebrando l'amore e la danza il regista belga perde il ritmo

Tango Libre - la recensione del film di Frédéric Fonteyne

Abbiamo conosciuto il belga Frédéric Fonteyne nel lontano 1999, quando il suo Una relazione privata (traduzione non esattamenta calzante di Une liaison pornographique) divenne un piccolo caso cinematografico per la sincerità e la poesia con cui narrava una storia prima di sesso e poi anche d'amore di un lui e una lei senza nome e senza passato.
In quel film il regista spiava dal buco della serratura l'incontro di due corpi, firmando il primo capitolo di una trilogia sul sentimento e le figure femminili proseguita con La donna di Gilles e conclusa con Tango Libre, racconto per immagini in cui gli sguardi si moltiplicano, i movimenti diventano passi di danza e la prigione funziona come metafora della difficoltà di uscire dalle proprie rigidità per creare legami duraturi.

Tragicommedia del “parlatorio”, più che del carcere vero e proprio, Tango Libre soffre di quella mancanza di spontaneità che a volte penalizza i film troppo costruiti, eccessivamente pieni di rimandi o di corripondenze tra la forma e il contenuto.
Con un montaggio che riproduce il ballo che più di ogni altro esprime eleganza e sensualità e attraverso una regia d'attori scrupolosissima, Fonteyne non si rende conto di cadere nello sbaglio di ingabbiare i suoi personaggi in atteggiamenti fisici e mentali che creano dei blocchi, delle impasse.

Sia la donna protagonista che i due uomini da lei amati, che dividono la stessa cella, vanno sì avanti, nel loro sviluppo psicologico, ma procedono per salti, per scoppi, nonostante siano tutti interessanti e bene interpretati.
Alice, Fernand e Dominic si incontrano nel giorno di visita ai carcerati, litigano, si commuovono, si riconciliano e poi di nuovo litigano e così via.
A interrompere questa dolce monotonia che ha la luce della Milonga e la malinconica tristezza del Tango è solo il filo narrativo rappresentato dalla guardia JC, personaggio ad alto tasso di imprevedibilità che, dopo aver vissuto le vite degli altri attraverso lo sguardo, porta alle estreme conseguenze i loro conflitti e innesca la vera e propria crisi.

E' grazie a lui che Tango Libre diventa, soprattutto nella seconda parte, un film in cui tutti, a turno, esplodono, permettendo così alla verità di venire a galla e contaminando la matematica alternanza fra legerté e gravité con una buffa follia.
Il merito è anche di François Damiens, che vince la scommessa con un ruolo ben più difficile di quello affidato, per esempio, al più esperto Sergi Lòpez, grandissimo attore catalano.

E' uno strano oggetto Tango Libre, con i suoi spostamenti di centro, il suo carattere atemporale e un realismo poetico che fa capolino di tanto in tanto.
Se non altro il film tiene viva l'attenzione dello spettatore, che si domanda continuamente chi verrà scelto dalla scaltra Alice.
E' la sua imperscrutabilità il grande mistero che Fonteyne celebra, senza giustamente svelarlo neppure per un istante.


 

Tango libre
Il trailer italiano del film - HD


  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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