Supercondriaco - la recensione della commedia francese di Dany Boon

12 marzo 2014
2.5 di 5

Il trionfatore al botteghino con Giù al Nord torna con un nuova commedia.

Supercondriaco - la recensione della commedia francese  di Dany Boon

Ogni nuovo film per Dany Boon è una scommessa al rilancio. Il Re Mida del cinema comico francese è quello che ha sconquassato il botteghino con Giù al Nord, epicentro a Parigi, ma distintamente sentito anche nel nostro sud, con un remake a sua volta re del box office.

Dopo gli oltre 20 milioni di spettatori di quel film, gli otto milioni di Niente da dichiarare sono sembrati quasi un crollo, ma parliamo pur sempre di una cinquantina di milioni di euro. Ora dopo aver giocato con le incomunicabilità dialettali e di confine il Claudio Bisio del cinema francese si rivolge a una lotta tutta interiore del protagonista, ovviamente da lui interpretato, combattuto fra la voglia di socializzare trovando finalmente la donna della sua vita e una dannatissima fobia per i germi che lo rendono per l’appunto un supercondriaco di livello assoluto.

Il tentativo del Boon regista è evidentemente quello di realizzare una commedia meno basata sui dialoghi e molto di più sulle sue abilità mimiche che infarciscono il film per tutta la prima parte, decisamente la più riuscita. Perché si ride parecchio quando questa sua ossessione per le malattie viene esplicitata, fra balletti improbabili per non toccare i sostegni pieni di germi della metropolitana, alla sua disperata fuga per evitare gli abbracci di augurio la notte di capodanno.

Per una commedia che si rispetti ci vuole una spalla comica e allora ecco pronto il sempre convincente Kad Merad di Giù al Nord, rispettabile medico sornione che si imbufalisce per le sempre più frequenti visite dell’ipercondriaco quarantenne, ma che in fondo si affeziona sempre più al suo più instancabile paziente.

Il problema, però, è la scommessa al rilancio di cui parlavamo prima. Quasi costretto al gigantismo per giustificare un budget non comune per una commedia infarcisce il film di una seconda parte in cui sembra voler dimostrare di poter girare qualche sequenza action, divertendosi con effetti speciali e perfino delle esplosioni oltre a una fuga dal carcere di un immaginario staterello tirannico dell’est europa.
Ecco, infatti, che Boon cede alla tentazione di rifrequentare il confortante territorio della incomprensione linguistica e culturale, imprigionandosi in un insistito e alla lunga stucchevolmente noioso scambio di persona fra il tontolone protagonista e un carismatico leader dell’opposizione armata a un regime tirannico.

Supercondriaco non si fa mancare anche qualche spruzzatina romantica, seppur appena accennata, mancando nel complesso di dare una struttura narrativa articolata a un personaggio protagonista che aveva spunti sicuramente interessanti da bambinone mai cresciuto. Boon però ha coraggio e voglia di rischiare, per nobilitare il suo mestiere di regista, oltre che quello di attore comico.

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  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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