Super Vacanze di Natale: una (im)possibile recensione

13 dicembre 2017
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Prendiamo spunto dal film di montaggio dedicato al trentacinquesimo anniversario del cinepanettone Filmauro per alcune riflessioni sul tema.

Super Vacanze di Natale: una (im)possibile recensione

C'è un luogo comune nel nostro paese, che puntualmente salta fuori quando si parla di cinema popolare: se una serie di film ha grande successo di pubblico, vuol dire che la loro qualità è alta, che rispondono a un bisogno preciso e dunque la critica, che spesso ha la puzza sotto il naso e pensa di saperne di più del medioman di turno, non l'ha capito. Poi passano gli anni, anche i più snob sanno che tutto è perdonato e dimenticato e salgono con entusiasmo sul carro della rivalutazione. Le cose, secondo noi, non sono così semplici. A lungo gli italiani hanno riso coi film di Pierino, alle parolacce, alle battute pecorecce e ai movimenti intestinali dei protagonisti, si sono rifatti gli occhi con le bellezze discinte e a volte barely legal che stimolavano gli appetiti dei coattoni e dei cumenda sullo schermo, hanno scelto di passare due ore del loro tempo ridendo in compagnia di personaggi sfigati, magari uguali a loro ma che erano sempre il vicino, l'amico, il collega antipatico.

Basta questo a mettere tutti i cosiddetti cinepanettoni del filone vacanziero e le commedie popolari di bassa lega sullo stesso piano, facendo di ogni erba un fascio e promuovendolo a cinema di grande spettacolo e professionalità? A nostro parere no, e questo risulta ancora più evidente vedendo Super vacanze di Natale, il film celebrativo per i 35 anni di un genere inventato dalla Filmauro e poi ripreso e imitato da altri tra cui i suoi ex (per pura coincidenza esce in contemporanea in sala Natale da chef di Neri Parenti), che in 86 minuti mette insieme, dividendolo per temi, il “meglio” dei cosiddetti cinepanettoni, e che ovviamente non possiamo recensire come film a sé, ma da cui prendiamo lo spunto per una serie di riflessioni.

È vero che il genere ha raccontato, a volte con maggiore e altre con minore ispirazione, come erano gli italiani, dagli anni Novanta (con la breve parentesi degli '80 del capostipite Vacanze di Natale e Vacanze in America, entrambi di Carlo Vanzina) al Duemila. In un certo senso sono stati degli instant movies, film fatti per fermare sullo schermo le manie, le tendenze e le cafonaggini del momento, allo scopo di sfruttarle per ricavarne il massimo risultato col minimo sforzo intellettuale. Che ci piaccia o meno, questi film sono la nostra personale versione del cinema che gli americani chiamano di exploitation e per questo la tendenza ad apparentarli alla commedia all'italiana non ha molto senso. Però, se proprio vogliamo fare il nostro lavoro di critici anche in questo difficile caso, possiamo dire che almeno i primi avevano dei cast nobilitati da attori di rango che non erano scelti solo in quota stranieri come Danny De Vito, Carmen Electra, Leslie Nielsen ecc, ma erano gente come Stefania Sandrelli, Ornella Muti, Athina Cenci e Alberto Sordi, ed erano caratterizzati da un tentativo di racconto comico meno banale e più complesso.

Poi, la farsa ha preso il sopravvento e la formula è stata codificata, adattandosi ai gusti di un pubblico meno esigente e più infantile, divenendo terra franca per un cinema autorizzato a sparare addosso a chiunque, col dilagare di macchiette e battute omofobe che facevano sghignazzare detto pubblico e personaggi stereotipati che mortificano, riducendoli a pupazzetti, i loro spesso talentuosi interpreti. Ciò non toglie che una film compilation come Super Vacanze di Natale (dove il filone è inteso in senso lato e non limitato alle feste) abbia un senso e che nella soggettività della scelta un fan come Paolo Ruffini – che ci è cresciuto come molti – abbia saputo darne una rappresentazione veritiera e a tratti divertente. Intanto fa piacere vedere scorrere sullo schermo tanti bravi professionisti: a quella mangiatoia si è nutrita gran parte del cinema italiano e altrettanta della tv e al fianco dei mattatori del genere Christian De Sica e Massimo Boldi (poi sostituito da Massimo Ghini) sono molti i caratteristi che ci hanno lasciato e che rivediamo nelle scene scelte, volti indimenticabili come quelli di Guido Nicheli, Riccardo Garrone e Mario Brega.

Gli appassionati e i nostalgici non resteranno delusi: forse mancheranno alcune delle battute e dei momenti che hanno preferito, ma sono presenti tutti gli ingredienti dell'appuntamento cinematografico delle feste per antonomasia: le belle desnude, i luoghi esotici, gli alberghi di lusso, le corna, i movimenti intestinali, gli animali, i tormentoni musicali da Scatman a Mike Oldfield, il sedere, pardon il culo di Boldi, i furbetti del quarterino e il gran bestiario dell'italiano che speriamo di non incontrare mai nella vita, che sia in vacanza o per strada. Si ride? Anche. Personalmente lo abbiamo fatto all'irresistibile duetto tratto da Anni 90 tra Nadia Rinaldi e Christian De Sica, che da automobilisti si insultano pesantemente, mentre flirtano senza riconoscersi al cellulare (quelli enormi dell'epoca). Quindi, se abbiamo riso noi che siamo sempre stati tra quelli a cui questi film mettevano tristezza, andate sereni. Dell'operazione celebrativa per i 35 anni del film di Natale abbiamo preferito il libro, talmente ricco di aneddoti e interventi da farsi leggere con interesse perfino da chi non ne ha mai visto uno in sala, segno certo che si tratta di un argomento di cui potremmo forse, se ne valesse la pena, discutere all'infinito.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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