Sulla stessa onda: recensione del teen drama opera prima di Massimiliano Camaiti

25 marzo 2021
2.5 di 5

La storia di un primo amore fra due adolescenti siciliani sconvolto dalla malattia di lei, Sulla stessa onda è un teen drama sulla falsariga dei recenti successi del genere.

Sulla stessa onda: recensione del teen drama opera prima di Massimiliano Camaiti

La spiaggia di notte, un falò e la musica per ballare. Uno scenario di libertà, quello in cui ci affacciamo nel mondo di Sulla stessa onda, opera prima di Massimiliano Camaiti. Siamo in Sicilia, in un’isola nell’isola per un corso di vela, lo sport che appassiona l’adolescente Sara. Libertà è una parola che riecheggia nel corso di tutto questo teen drama, genere insidioso se ce n’è uno, in cui la malattia irrompe a sconvolgere quello che dovrebbe essere l’unico leale sconvolgimento adolescenziale: vivere con passione il primo amore. Infatti, Sara (Elvira Camarrone) incontra Lorenzo (Christian Roberto) proprio in barca a vela, e fra i due è amore a prima portanza. Lui è una speranza di quello sport, nonché giovane istruttore, lei allieva piena di personalità e con un’ombra che incombe sul sorriso. Sulla stessa onda inizia come la storia di un primo amore, in cui il ritorno a Palermo rappresenta il ritorno alla realtà quotidiana. Sara diventa sfuggente, non risponde alle chiamate di Lorenzo, per la paura di confessargli che è malata di distrofia muscolare, e che il crampo che l’ha colpita mentre erano in barca insieme era un segnale di un peggioramento in arrivo.

Lorenzo è convinto graniticamente del suo amore, non dubita mai della complessità dello sforzo che impone a sé stesso, quello di accompagnare Sara qualsiasi cosa accada. Nel farlo insieme i due crescono a velocità doppia, con il vento a spingerli come quando ritrovano i momenti di spensieratezza in barca. Non esiste la speranza della costruzione di un futuro, viene impedita la via maestra per ogni giovane, quella costellata degli errori e del tempo perso, ingredienti che aiutano a crescere. Per loro esistono solo l’ora e il subito. Come dice la giovane protagonista, “Lui è l’amore, il primo amore, e voglio ricordare quando sarà tutto più difficile”.

Intorno a Sara i genitori, la sua migliore amica, occhi esterni continuamente puntati su di lei, pronti a rappresentare differenti declinazione dell’amore. Appaiono poi, purtroppo solo per pochi minuti, i compagni di (s)ventura della ragazza, insieme ai quali ogni giorno esercita i muscoli per rallentare il decorso della malattia. Sono momenti intensi e unici, perché per la prima volta gli occhi che la guardano sono alla sua stessa altezza, senza compatimento o pena.

Camaiti, anche autore della sceneggiatura insieme a Claudia Bottino, affronta il tema della malattia frontalmente, non cerca di diluirne la durezza con l’ironia e l’umorismo di altri lavori recenti, come l’italiano Sul più bello. Le tappe della via crucis di Sara sono inizialmente quelle tradizionali del genere, come il suo chiudersi che solo dopo un percorso di consapevolezza, e l’insistenza di Lorenzo, lascia spazio alla richiesta di aiuto e sostegno alle persone amate. Un teen drama sulla malattia, quindi, che funziona meglio quando si libera delle etichette, degli schematismi, lasciando libera di fluire l’influenza dell’amore, con la sua portentosa forza e l’immateriale sapore di eterno. Sulla stessa onda entra a quel punto nei territori del melò, trasformando le tappe della via crucis della malattia di Sara nella costruzione di ricordi capaci di superare i limiti del tempo e del dolore; del resto, “si muore solo quando si viene dimenticati”.

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Il Trailer Ufficiale del Film - HD


  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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