Straight Outta Compton - la recensione del film sui N.W.A.

30 settembre 2015
3.5 di 5
6

Un biopic convenzionale ma interessante che racconta la nascita del gangsta rap e la storia di Eazy-E, Ice Cube e Dr. Dre.

Straight Outta Compton - la recensione del film sui N.W.A.

Anche se non è indicativo del valore di un film, a volte il botteghino rivela anche altre cose: in America al 13 settembre Straight Outta Compton, un film dal budget inferiore ai 30 milioni di dollari, ne aveva già incassati oltre 155, un risultato che la dice lunga sull'importanza e l'interesse generazionale del fenomeno musicale raccontato in questo biopic: l'ascesa e caduta degli N.W.A. - i Niggaz With Attitude: Dr. Dre, Eazy-E, Ice Cube, McRen e DJ Yella - e del cosiddetto gangsta rap, dal 1986 al 1996.

In Italia il film esce in sordina e senza particolare risalto, ed è un peccato, non solo perché siamo sicuri che l'origine e lo sviluppo di questo fenomeno musicale e delle faide interne al gruppo sia in grado di attrarre il pubblico più giovane, ma anche perché è un film biografico interessante per tutti e ben fatto a prescindere. Del resto alla regia c'è F. Gary Gray, che nel 1995 esordì con Ci vediamo venerdì, un film cosceneggiato e interpretato proprio da Ice Cube e che dunque conosce di prima mano l'argomento e i suoi protagonisti.

Come tutti i biopic su artisti ancora in vita (in questo caso anche coproduttori), Straight Outta Compton (dal titolo della canzone del 1988 nell'album omonimo) edulcora o accenna al volo a qualche particolare scomodo e poco edificante, incanalandosi nel solco più classico di questo genere di operazioni  e raccontando la storia di un gruppo di ragazzi con un sogno, svantaggiati per nascita e costretti ad arrangiarsi, in un periodo in cui il razzismo di molti nel Paese riceve nuova linfa dalla diffusione del crack tra le comunità più emarginate.

Sono gli anni in cui basta che un giovane nero esca di casa o si fermi per strada, per vedersi provocato, sbattuto a terra e perquisito dalla polizia, del violento pestaggio di Rodney King (1991) - il primo ripreso da un testimone e trasmesso in televisione -, dell'assoluzione dei responsabili e delle rivolte che misero a ferro e fuoco Los Angeles l'anno successivo. Sono gli anni in cui le gang si fanno la guerra e i duri girano con la pistola in mezzo ai ragazzini sullo scuolabus. Nei ghetti la rabbia alimenta la creatività. Il rap è la voce della strada, degli adolescenti neri, di chi cresce in questi ambienti e racconta quello che ha visto e vissuto.

Il film ci racconta gli inizi del gruppo e il contratto con la Ruthless Records, ottenuto dal manager bianco ed ebreo Jerry Heller (uno straordinario e canuto Paul Giamatti), l'ingenuità di ragazzi appena ventenni che gestiscono in modo assolutamente esagerato il successo immediato delle loro rime da Boyz N' The Hood (titolo del singolo di Eazy-E scritto da Ice Cube e e del film di grande successo di John Singleton con quest'ultimo). C'è poi lo scandalo della provocatoria e celeberrima Fuck Tha Police, in seguito alla quale si fa sentire addirittura l'FBI e i ragazzi vengono accusati di istigazione alla violenza nei confronti delle forze dell'ordine, ci sono gli eccessi, il lusso sfrenato, i “wild and wet party” pieni di ragazze disponibili e discinte, le faide che si creano quando il gruppo si sfalda per dissapori sulla gestione dei contratti. 

Dopo l'uscita di Ice Cube che persegue una carriera da solista e da attore, Dre fonda la Death Row Records (da cui se ne andrà nel 1996) con un avanzo di galera come Suge Knight, con cui produce le prime cose di Tupac e Snoop Dogg, e l'ingenuo Eazy-E resta fedele al manager che l'ha scoperto.

Nel mezzo ci sono gli insulti, i “fuck you” a base di riferimenti omosessuali nelle canzoni che gli ex amici si scambiano e alla fine il rituale riavvicinamento, che non si compie solo per la tragica morte per Aids di Eazy-E, che viene fuori come la figura più mite e positiva del gruppo, nonostante i suoi inizi da spacciatore.

Anche se il finale è piuttosto convenzionale, Straight Outta Compton resta un biopic musicale importante e con una colonna sonora eccezionale, è uno spaccato di storia sociale e cultura musicale, diretto con grande perizia dal regista nelle scene intime e in quelle di massa, ricreate in modo molto realistico e recitato benissimo dai giovani e spesso debuttanti interpreti: O'Shea Jackson Jr., figlio di Ice Cube, colpisce nel ruolo del padre, Corey Hawkins in quello del futuro scopritore di Eminem, Dr. Dre e è bravissimo – il migliore di tutti – Jason Mitchell nei panni di Eazy-E. E anche se il film non dice proprio tutta la verità, fa nomi e cognomi e racconta i fatti principali in modo coinvolgente, prendendosi tutto il tempo necessario per farlo.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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