Storie di cavalli e di uomini - recensione del film islandese

18 novembre 2015
3.5 di 5
15

Un affascinante e coinvolgente viaggio, tra dramma e commedia, nel mondo in cui il cavallo è il miglior amico dell'uomo.

Storie di cavalli e di uomini - recensione del film islandese

Per una singolare coincidenza distributiva arrivano quasi in contemporanea nelle nostre sale due film della numericamente esigua cinematografia islandese. Il primo, Rams – Storia di due fratelli e otto pecore, è il prescelto per rappresentare il suo paese agli Oscar 2016, mentre il secondo, Storie di cavalli e di uomini, lo è stato, senza fortuna, due anni fa. Dobbiamo essere grati alle coraggiose distribuzioni (in quest’ultimo caso la PFA) che ci ofrono visioni inedite e interessanti come queste.

In apparenza sono molti i punti di contatto tra i film che abbiamo citato: entrambi trattano il tema della simbiosi tra uomini e animali, mettono in risalto un paesaggio meraviglioso e desertico, oltre che potenzialmente mortale, sono conditi da umorismo nero e hanno pochi dialoghi. Ma le somiglianze sono più apparenti che sostanziali, perché il modo scelto dai due registi per raccontare le loro storie non potrebbe essere più diverso. Storie di cavalli e di uomini, prodotto dal gigante della cinematografia islandese come Fridrik Thor Fridriksson, ha il ritmo sfrenato di una sarabanda nel suo intrecciarsi di amori, drammi ridicoli, tragedie grandi e piccole, morti stupide, crudeltà impulsive e menomazioni permanenti (un cavallo castrato, un occhio cavato) e sguardi (ogni racconto prende il via dal riflesso nell’occhio di un cavallo).

Accompagnato da una colonna sonora molto suggestiva e ritmato dalle andature dei cavalli, potrebbe essere anche un film muto: a parlare sono le azioni, le espressioni e le posture dei protagonisti e dei loro stupendi animali. Alla sua opera prima, Benedikt Erlingsson, noto regista teatrale e attore (l’abbiamo visto ne Il grande capo di Lars Von Trier) con una vera e propria venerazione per questi eleganti e intelligenti animali, ci tiene a sottolineare che tale amore è condiviso dalla sua troupe e dai suoi attori e che nessun cavallo è stato ferito o peggio durante le riprese, ma non si fa scrupolo nella finzione di mostrarne la sorte brutale a cui spesso i capricci dei loro padroni li condannano.

Tutto parte da un uomo un po’ vanesio corteggiato da una piacente vedova con figlio. Ma lui è innamorato della sua puledra bianca e bellissima e non può sopportare la profanazione della sua purezza da parte di un irruento stallone nero (oltre alla propria umiliazione di fronte a tutti: non è uno spoiler, visto che è il manifesto del film) e dunque la vedova che lo ama, proprietaria del focoso cavallo, gli toglie per sempre la virilità per rientrare nelle grazie dell'amato. Un dispetto e una lite sui confini tra contadini finisce nell'accecamento casuale di uno dei due, che viene salvato da una ragazza straordinariamente brava nel condurre pariglie di cavalli selvaggi. Un ubriacone in groppa a un robusto e impavido destriero si immerge nelle gelide acque del mare per comprare alcool dai marinai russi di un peschereccio di passaggio, un giovane spagnolo si unisce a una compagnia di addestratori inglesi e finisce per trovare la salvezza dal gelo mortale di una tormenta all’interno del ventre di una cavalla, fino ad una specie di transumanza equina finale con cui gli abitanti del luogo, in autunno, riportano tra loro i cavalli lasciati fino ad allora allo stato brado.

Le storie si intrecciano con una naturalezza in apparenza semplice, frutto invece di un’ottima regia, gli attori sono perfetti e i cavalli così belli e dotati di carattere e di anima che dopo la visione del film viene voglia di possederne uno anche allo spettatore più insospettabile. A legare il tutto c'è lo sguardo di coloro che – da vcino o con l’ausilio di un binocolo  – osservano gli altri e quello che succede nel loro mondo, inconsapevoli a volte che proprio i loro adorati animali, esposti all'improvviso capriccio dei loro padroni, li osservano a loro volta e forse in qualche modo li giudicano.



  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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