Step Up 4 Revolution 3D - la recensione del nuovo esaltante capitolo

03 ottobre 2012
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Seguendo i temi cari alla serie questo nuovo film propone la danza come protesta, e meraviglia

Step Up 4 Revolution 3D - la recensione del nuovo esaltante capitolo

Avanzano ancora i numeri nel titolo, ad indicare che si balla più forte e più difficile. Deciso a non esaurirsi come una moda passeggera, il tema della danza complessa, acrobatica, popolare ed elegante propone un altro capitolo di gruppo. E la sensazione è che ce ne potranno essere molti, quanti i ballerini del mondo. Step Up ha dalla sua un profondo divertimento che con il passare degli anni si è fatto più bello e sempre piuttosto attuale. In questo, il 4 Revolution assolutamente non delude.

Partendo da una nuova città, Miami, un nuovo regista (Scott Speer) e due promettenti sconosciuti (Ryan Guzman e Kathryn McCormick), il film si appoggia (come i precedenti) ad una storia d'amore impalpabile ma necessaria, tra due ragazzi diversi in estrazione sociale e uniti nelle aspirazioni di fama e libertà. Quella storia che per mancanza di tempo ed energia non può essere il fulcro, traina perfettamente tutte le coreografie, vero spettacolo estremo e accuratissimo, a cui non siamo assuefatti. Il franchise connesso da sempre ad elementi identitari, ammiccanti ma contemporanei (la scuola, la crew, la popolarità virtuale), in tempo di crisi pensa le esibizioni come flash mob, uno meglio dell'altro. Messi in scena su nuove superfici, palcoscenici alternativi con una moltitudine di attori e stili da sincronizzare Step Up 4 Revolution porta avanti una stupenda frenesia di gruppo. Un remix, anche musicale, di elettronica, hip-pop, dance e latina che inizia sull'Ocean Drive di Miami e fa vibrare una galleria d'arte.

Fortunati anche nella sensuale alchimia tra i due protagonisti (poco ma ben caratterizzati) i realizzatori portano avanti un discorso genuinamente senza (sotto)testi, dove lo slogan fa da motore e alzare la testa una volta basta a centrare l’obiettivo di protesta. Immerso (anche con la terza dimensione) in performance fluide, scattose, circensi e imprevedibili, lo spettatore è meravigliato e annientato, proprio come gli avversari di crew dei due capitoli prima. Scott Speer mette ancora più ballerini, più scalate, più oggetti e abiti di scena, e si contempla ad ogni cambio passo. E’ una grande audizione, che sperimenta seguendo il genere e sfrutta, anche se superficialmente, il tema della sommossa per gridare ancora più forte in faccia allo spettatore. Eccellente nelle abilità, è anche ovvio che a forza di guardarsi allo specchio si diventa fanatici e il quinto (se ci sarà) dovrà tenerne conto. Già vista e mai vista, la danza di come manifestazione personale e collettiva, rituale diversa e liberatoria è sempre una bella voce da ascoltare. Quella di Step Up 4 non “rompe le regole” ma fa rumore meglio, esce definitivamente dalle accademie, pretende e ottiene attenzione, proprio come i Mob.






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