Star Wars: The Clone Wars - la nostra recensione

16 settembre 2008

Mediamente atteso dai fan di Star Wars, arriva nelle sale di tutto il mondo il “prologo” (leggasi pilot) di una serie tv in CGI vicina al debutto americano e realizzata dalla Lucasfilm Animation. E' il caso di assaggiarla sul grande schermo?

Star Wars: The Clone Wars - la nostra recensione

Star Wars: The Clone Wars - la recensione

Così come la precedente serie tv omonima in animazione bidimensionale del 2003 (impostata dal celebre cartoonist Genndy Tartakovsky di Samurai Jack), la nuova serie tv in CGI che questo Star Wars: The Clone Wars introduce si dedica ancora all'approfondimento della Guerra dei Cloni, evento cardine nella saga di Star Wars, impostato ma non lavorato nell'Attacco dei Cloni e in La vendetta dei Sith.

Lucas, tramite la mediazione del diligente regista veterano tv Dave Filoni, ci presenta quindi le vicende di Anakin Skywalker e Obi Wan-Kenobi, impegnati a fornire manodopera Jedi agli scontri tra Repubblica e Separatisti, manovrati qui come nell'Episodio II dal conte Dooku, doppiato nella versione originale dall'attore che lì lo interpretava, Christopher Lee. The Clone Wars introduce un nuovo importante personaggio, Ahsoka, giovane padawan ("allieva jedi", per i non-iniziati) di un già recalcitrante Anakin-futuro Darth Vader. Compito di Anakin, Obi-Wan e Ahsoka è recuperare il figlio rapito del contrabbandiere Jabba The Hutt, pedina di un perfido piano con molti ribaltamenti di fronte.

Dal punto di vista più strettamente meccanico, la narrazione di The Clone Wars funziona: a parte i duetti tra Anakin e Ahsoka, spesso forzati, il ritmo è vertiginoso e le sequenze d'azione divertenti. Semplicemente, tutto ciò non può (né voleva) di certo aspirare ad una dignità cinematografica, presentandosi sin dall'inizio con un promo-riassunto di stampo seriale e dando la sconfortante sensazione che “le tante storie rimaste da raccontare” di Lucas siano sì infinite ma anche inerti. Infatti, il fan volenteroso ma critico che magari sperava in futuro di vedere narrate in altra forma le vicende della “terza” trilogia, quella cioè che dovrebbe chiudere la saga raccontando ciò che accade dopo Il Ritorno dello Jedi, rimane ancora una volta a bocca asciutta, costretto a sorbirsi l'ennesima reiterazione e non un'auspicabile evoluzione. Né aiuta che la struttura produttiva del progetto sia rimasta televisiva anche al cinema (solo 8.5 milioni di dollari di budget?) e riesce difficile, ad un pubblico abituato all'espressività Pixar e DreamWorks, sopportare modelli dei personaggi legnosi e insufficientemente espressivi.

Lo stile scelto rinuncia al fotorealismo, abbracciando il gusto cartoon che già traboccava nella nuova trilogia e nell'altra serie animata, ma la spigolosità del tratto, qui non retta dalla scioltezza, risulta più goffa che carismatica. Dulcis in fundo, John Williams latita se non nei temi risaputi (la colonna sonora originale è invece composta da Kevin Kiner), e la maggior parte degli attori dei precedenti film non ha doppiato le proprie controparti animate. Se Lucas ha ideato al volo quest'operazione per saggiare la disponibilità del mercato cinematografico a nuove versioni di storie già viste, lo scarso risultato al botteghino americano dovrebbe avergli chiarito molte cose.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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