Soul Boys of the Western World - la recensione del documentario sugli Spandau Ballet

20 ottobre 2014
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Un viaggio negli anni '80 della band londinese.

Soul Boys of the Western World - la recensione del documentario sugli Spandau Ballet

Non sarà proprio True, né pronto a spingersi Through the Barricades, ma il documentario sugli Spandau Ballet Soul Boys of the Western World cerca di essere qualcosa in più del solito documentario televisivo agiografico su una rock band in là con gli anni e con i successi. Se la parte centrale, quella più facilmente trascinante, con le hit che hanno fatto il successo del gruppo londinese, risulta di routine, sono la prima e l’ultima a distinguersi e a rendere questo film godibile, ma anche intriso di un retrogusto meno convenzionale.

Merito della regista, proviente dalla scuola di un maestro del documentario musicale come Julien Temple. George Hencken ha saccheggiato gli archivi di mezzo Regno Unito per mettere in scena gli inizi dei cinque ragazzi della working class londinese, ma anche per tratteggiare brillantemente il contesto storico, politico e sociale: gli anni ’60 della rinascita del paese, con la voglia di lasciarsi alle spalle il grigiore del dopoguerra che avrebbe colorato la città al ritmo della Swinging London. Ma loro erano troppo giovani per quegli anni; come dice un personaggio più grande di loro, “succedeva tutto da bambino, ma quando ero cresciuto non c’era più nessuno”. Quella degli Spandau Ballet - nome arrivato dopo anni prendendo spunto dalla scritta vista in un bagno di Berlino - era una città in cui il punk era nel momento della auto distruzione dopo un fulgore violento, ma breve. C’erano i soul boys, i rockabilly, qualche new romantic, ma c’era anche l’attesa di capire quale sarebbe stata la next big thing.

Nei locali di Soho i ragazzi si vestivano in maniera ardita, personale e in costante mutazione. Erano studenti d’arte, creativi, scrittori, ma anche musicisti come Gary e Martin Kemp, Tony Hadley, Steve Norman e John Keemble. Musicisti fra tanti, con sensibilità, gusti e predisposizioni diverse che diventarono a loro modo portavoci di una generazione londinese che cercava il suo spazio ispirandosi a David Bowie e alla musica elettronica, intimidita dalla fine degli ingombranti anni ’70.

Un pop ossessionato dall’aspetto, dalla pulizia e dal visual. Le vibrazioni si diffusero prima a breve raggio, poi in tutto il mondo, con il successo nel 1983 del terzo album "True". C’erano "Top of the Pops" e gli altri programmi tv britannici che se li combattevano, insieme agli altri gruppi significativi dello scenario pop: i grandi rivali, ma anche compagni di bevute, i Duran Duran, oltre ai Culture Club e agli Wham.

Nel film li seguiamo in un percorso di dieci anni, segnando esattamente il decennio ’80, in un parallelo curioso con l’ascesa al governo e la caduta della Lady di ferro: quella Margaret Thatcher che segnò il Regno Unito negli anni ’80.
Non hanno cambiato la storia della musica, men che meno sono mai stati troppo coerenti con le radici proletarie o l’impegno politico dei primi anni. Si divertivano e facevano divertire milioni di fan nel momento in cui esplodeva il fenomeno di Mtv, dei videoclip. Erano i cantori di una gioventù magari superficiale che urlava isterica per degli idoli schiavi dell’immagine.

Erano una pop band, gli Spandau Ballet, ma anche un gruppo di amici che fino a che sono andati d’accordo, appunto dieci anni, hanno conquistato il mondo della musica, ma che poi, altro momento riuscito del film, quando hanno sentito il peso del continuo alternarsi di registrazione di un album e tour, si sono sentiti come animali in uno zoo. Allora sono arrivati i problemi, le crepe, le rivalità. Perché erano idoli pop, amavano suonare, ma soprattutto essere rockstar. Con gli anni '90 inizia un altro decennio, non più il loro, a cui resta l’amara separazione, la causa per i diritti, fino al ritorno nel 2009. Ormai invecchiati e malinconici come una cena di classe trent’anni dopo.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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