Sotto il vestito niente - L'ultima sfilata: la recensione del film

23 marzo 2011
2.5 di 5

Non era vero che quando uscì Sotto il vestito niente tutti gli stilisti boicottarono la proiezione, è che non erano proprio stati invitati; quindi anche quella storia dei titoli sul giornale "La moda di Milano trema" è stata ispirata da una burla promozionale, per tingere di giallo. Peccato però.

Sotto il vestito niente - L'ultima sfilata: la recensione del film

Sotto il vestito niente - L'ultima sfilata: la recensione

Non era vero che quando uscì Sotto il vestito niente tutti gli stilisti boicottarono la proiezione, è che non erano proprio stati invitati; quindi anche quella storia dei titoli sul giornale "La moda di Milano trema" è stata ispirata da una burla promozionale, per tingere di giallo. Peccato però.
Non trema neanche con L'ultima sfilata la moda di Milano, anche se lì (nel 1985) accettò solo Moschino di collaborare al film e qui gli stlisti Grimalda e Giardina (gli abiti di alta moda portano la loro firma) si sono separati definitivamente dopo la sfilata girata all'Ara Pacis. Nessuno sa se a causa del film. E' giallo!

Non rido dei Vanzina, ma alcune cose mi hanno divertito (curioso quanto si voglia ottenere questo effetto facendo un altro genere, il loro preferito). Carlo Vanzina ha detto che commedia e thriller hanno in comune la capacità di intrattenere. Ha ragione, però vale anche per i film d'animazione, le giostre e molto altro. Sono le regole che cambiano. E i Vanzina in qualcosa sono stati pionieri, non hanno seguito le regole. Prima ancora che nel loro nuovo film, nella scelta di andare, proprio ora, nel verso opposto all’amata commedia.

Il meccanismo di Sotto il vestito niente – L'ultima sfilata è più quello di un giallo classico, capire di chi è la mano col coltello, che quello di un thriller, affrontare dopo varie peripezie la mano col coltello e ucciderla. Il modo di realizzarlo è curioso, le atmosfere richiamano gli anni 80 ma non fino in fondo, perché quegli elementi erotici, voyeuristici o macabri presenti con parsimonia nel primo film qui vengono diluiti se non dissolti. Non si concede al rosso del sangue ma al melò, non si guidica un’apparenza (della Milano ‘da bere’) che può nascondere il vuoto, ma non ci si addentra nemmeno nelle nuove declinazioni prese dal rampantismo dell’Amaro Ramazzotti.

Questo “fuori (dal) tempo”, voluto dal regista, si rispecchia anche nel ritmo (rilassato), nel ralenti (elegantissimo quello della prima vittima sull’asfalto), nell’evoluzione delle indagini del poliziotto buono (Francesco Montanari), nel tour Svezia, Svizzera, Italia necessario per risolvere il mistero, nel linguaggio di un crescendo musicale che indaga volti smarriti. Primo fra tutti quello di una novella Cenerentola (Vanessa Hessler) che nel passo da fioraia a modella scopre anche il torbido nascosto “sotto il vestito”.

Eppure. Il film di Carlo Vanzina non vuole sembrare qualcos’altro. Non si atteggia a motore della suspance ma cerca di congiungerci con l’intreccio melodrammatico, buono. Vuole rivelare e celare con lo stesso meccanismo della moda, solo che in alcuni momenti dice troppo sospendendo la fascinazione e l’inganno. Anche gli omaggi cinefili che il regista dissemina tra luoghi e nomi dei personaggi (Hitchcock e scrittori dei nuovi gialli) non hanno l’arroganza della citazione ma la genuinità (anche un po’ ingenua) delle suggestioni di autore che non può fare a meno di comunicarle. Come il De Palma (tanto) cercato nel primo film.

In questo contesto Francesco Montanari (che sarà sempre il “Libanese” di Romanzo Criminale, ma non può giustamente fare sempre il “Libanese” di Romanzo Criminale) funziona come occhio sulla vicenda, con i suoi tratti di solidità e simpatia magari affatto sfumati (come spesso determina la tv) ma piacevoli. La scelta di Richard E. Grant (bravo attore altmaniano) ammetto che in questo film non l’ho capita. Mentre Vanessa Hessler (ancora esordiente nel cinema), da bellezza più angelicata e inconsapevole, segue con coerenza quella linea di bizzarra “purificazione” del vecchio Sotto il vestito (Renée Simonsen era straordinariamente conturbante).

A questo punto io vorrei solo sapere quale era l’altro finale del film, non se ne è parlato più, ma sembrava fossero stati girati due finali diversi per depistare attori e troupe.
Io voglio saperlo, tanto ho visto chi è l’assassino.




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